Via Tasso 39: Episodi di Vita - L'Addio dei Fratelli Carmeni

 
Livello num.
  1. Storia della Società
  2. 1957-68: Via Tasso 39
  3. 1963-1967: Episodi di Vita
  4. Via Tasso 39: Episodi di Vita - L'Addio dei Fratelli Carmeni
Revisione
n. 0 - 13/01/2008 - autore T. Carmeni
Visualizzazioni : 1.343
 
Nel mese di marzo del 1966 fui costretto, per motivi di lavoro, a trasferirmi a Latina con tutta la famiglia.
Informai pertanto Giusto Panichelli, Presidente della Fiamma Yamato, che non ero più in condizioni di continuare ad allenarmi a Roma a causa del cambio di domicilio. Per non incorrere nelle sanzioni federali feci, nel mese di aprile dello stesso anno, una richiesta alla Fiamma Yamato, e per conoscenza al Comitato Regionale della FIAP, del mio trasferimento a Latina in modo da poter essere libero dal vincolo sociale, così come prevedevano i regolamenti federali di quel tempo.

Come risposta fui invitato a più riprese da Giusto Panichelli e dal Maestro Sojiro Kikugawa a prendere parte a qualche sporadico allenamento a Roma nella eventualità di partecipare alle competizioni che si sarebbero svolte durante l'anno sportivo. Più volte rifiutai l'invito in quanto la distanza Latina-Roma, l'impegno lavorativo e quello familiare mi negavano la possibilità di effettuare una preparazione idonea ai tornei di livello nazionale. Nonostante ciò, Giusto Panichelli continuò ad invitarmi ed informarmi su tutti i programmi agonistici.

Pressato dalle continue sollecitazioni del Presidente e senza una adeguata preparazione agonistica, volli una volta accettare di partecipare ad una gara con la squadra della Fiamma Yamato. Informai pertanto la Dirigenza della mia disponibilità per quella competizione. Mi presentai regolarmente al peso ma, in quell'occasione, ebbi l'amara sorpresa di essere informato dal collega Luciano Di Palma che sarebbe stato lui a prendere il mio posto nella categoria dei 70 chilogrammi. In pratica ero stato sostituito senza che Panichelli o Kikugawa mi avessero avvertito. Rimasi molto amareggiato e non riuscii a capirne le motivazioni, dal momento che avevo dato la disponibilità solo a seguito delle loro continue sollecitazioni telefoniche. Il Presidente Giusto Panichelli non sentì la necessità di darmi alcuna spiegazione sull'accaduto né tantomeno di informarmi delle decisioni che aveva in animo di prendere per il futuro. Poco dopo ricevetti infatti un telegramma da parte del Maestro Sojiro Kikugawa con il quale mi si imponeva di prender parte alle successive gare.

Inutile dire che da quel momento non partecipai più ad alcuna competizione di Judo con i colori della Fiamma Yamato. La motivazione di questa scelta dolorosa non fu tanto l'episodio sopra descritto quanto il fatto che Giusto Panichelli, il "Mio" Presidente, non avesse minimamente tenuto in considerazione la mia completa disponibilità per oltre un decennio. Nei primi dieci anni di esistenza della Fiamma Yamato, infatti, ho ricoperto diverse cariche: segretario, atleta, insegnante. E poi ho svolto per la Società diverse e svariate funzioni: dalla pulizia della palestra fino a rappresentare la Società stessa presso il Comitato Regionale di Judo e la Federazione (allora FIAP). Insomma la mia dedizione era totale e per giunta elargita GRATUITAMENTE.

L'attività lavorativa a Latina non ebbe risultati positivi. Dopo pochi mesi, precisamente a settembre, feci ritorno a Roma.
Quivi fui avvicinato da un dirigente della nuova società di Judo "Joseki" che mi propose la direzione tecnica della palestra.
Pur non avendo ancora la qualifica di "Insegnate Tecnico di Judo" fui ingaggiato e, dopo dieci anni di fatica e sudore spesi per il Judo, ebbi il primo "ritorno economico" dovuto a questo sport.

A dicembre del 1966, prima della fine dell'anno, Giusto Panichelli mi invitò con raccomandata a provvedere alla visita medico-sportiva. Non diedi seguito a tale invito, anzi, inviai una raccomandata con le mie dimissioni dalla Fiamma Yamato e con la richiesta del nulla-osta per frequentare un'altra società. Le mie dimissioni furono accompagnate, per solidarietà, anche da quelle di mio fratello Bruno. Giusto Panichelli presentò allora reclamo alle autorità della FIAP, in seguito al quale io e mio fratello fummo convocati per conoscere esattamente le motivazioni delle dimissioni. Dopo i chiarimenti la FIAP propose la nostra squalifica di tre mesi da ogni attività sportiva, squalifica che decadde il 31 dicembre del 1966, in quanto il vincolo sociale con la Fiamma Yamato terminava con la fine dell'anno. Con il primo gennaio 1967 io e mio fratello Bruno eravamo ormai legati alla nuova palestra del Judo Joseki Roma (vedi dettagli-1). Con questa nuova Società abbiamo avuto modo di toglierci ancora delle grandi soddisfazioni agonistiche (vedi dettagli-2) (vedi dettagli-3).

Sinceramente devo ammettere che negli scontri con gli atleti della Fiamma Yamato non sono mai stato sereno e concentrato come necessario. La sensazione di aver perduto qualcosa di importante mi ha sempre accompagnato. E' come se una parte di me fosse stata separata, mi avesse abbandonato. Probabilmente anche per Giusto Panichelli doveva essere accaduta la stessa cosa. Nel 1978, infatti, quando avevo già da tempo abbandonato l'attività agonistica ed ottenuto la qualifica di Insegnante Tecnico, il Presidente mi propose di rientrare alla Fiamma Yamato come Direttore Sportivo e di curare il settore agonistico. Dopo qualche anno, per sopravvenute difficoltà tecnico-economiche della Società, fui costretto a rassegnare per la seconda volta le dimissioni.

Ormai svolgo attività di insegnamento da circa trent'anni. Come insegnante ho avuto modo di raggiungere molte soddisfazioni sia dal punto di vista tecnico che economico. Le soddisfazioni morali che ho provato tra gli anni 1955-1966, nel periodo della mia permanenza alla Fiamma Yamato come atleta, rimangono però un ricordo difficilmente uguagliabile.
© 2006-2026 Alessandro PONE ed Edoardo PONE
Licenza Creative Commons
Versione 11.0 - HTML5 - .Net - MS-SQL - Responsive - Ajax
Ponesoft Machine

loading...

Elaborazione in corso...

Si è verificato un errore.
Contattare l'amministratore di sistema comunicando il seguente messaggio:

I dati verranno salvati nel database.

Confermi il salvataggio?

Questo record verrà cancellato definitivamente e non potrà essere recuperato.

Confermi la cancellazione?

Prima di procedere occorre confermare l'esecuzione del comando selezionato.

Confermi l'esecuzione?

Sono stati commessi degli errori nell'inserimento dei dati. Un apposito messaggio posizionato sotto ogni campo errato segnalerà il tipo di errore commesso.

Non sono presenti record in archivio.

Si è tentato di duplicare il valore della Chiave Primaria di una Tabella.

Errore nella verifica di User ID e Password.
Rieffettuare il Log-In.