Judo e Vale Tudo - I Campioni di Judo passano alla lotta libera - Incontri e Lottatori Storici

 
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n. 0 - 25/06/2010 - autore B. Carmeni
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Il primo episodio riguarda proprio il Padre del judo mondiale: Jigoro Kano.

1889 - Russia contro Giappone
Il 13 settembre 1889 (22° anno dell'era Meiji) Kano s'imbarcò dal porto di Yokohama per un giro d'ispezione negli Istituti Educativi europei. La nave si diresse prima in Cina e dopo un breve attracco nel porto di Shangai prese la rotta per il continente europeo dove visitò Parigi, Londra, Stoccolma, Berlino ed Amsterdam. Fu estremamente interessato ai metodi educativi applicati un Europa e scrisse in modo esteso su entrambi i sistemi educativi, ovvero sia quelli statali che quelli privati di ogni nazione che visitò.
Nell'attraversare l'Oceano Indiano Kano vide, durante una delle sue passeggiate sul ponte, un gruppo di uomini che si stavano cimentando in una prova di forza: uno svizzero ed un olandese avevano sfidato un muscoloso marinaio russo che stava tenendo una pesante barra in metallo. Entrambi cercavano di muovere il marinaio sia tirandolo che spingendolo. Kano che casualmente si trovava vicino ad un mercante russo e osservava l'azione, gli disse: "il tuo compaesano è molto forte, ma io potrei metterlo al suolo e non sarebbe più in grado di liberarsi!". Il passeggero si mise a ridere e scuotendo la testa andò dal marinaio russo informandolo sulla sorprendente affermazione di Jigoro. Quando il forzuto marinaio vide lo sfidante nipponico così piccolo e gracile si mise a ridere e prendendolo in giro gli disse: "va bene piccolo uomo. Accetto la sfida!". Alcuni passeggeri urlarono "Russia contro Giappone!" altri "grande contro piccolo!" scoppiando in una fragorosa risata. Il russo si mise con la schiena a terra e Kano lo immobilizzò; al segnale convenuto il marinaio iniziò a dibattersi spingendo, tirando, girandosi, il tutto con l'intento di liberarsi dalla presa di Jigoro. Gli spettatori iniziarono ad ammutolirsi quando videro quell'enorme uomo che il piccolo giapponese stava inchiodando al suolo rimasero ammutoliti. Al che Kano disse: "va bene, ora basta" lasciò la presa e si alzò. Il russo saltò in piedi e disse ferocemente: "adesso tocca a me! tu mettiti giù ed io ti tengo!" "Va bene" disse Jigoro mettendosi con la schiena a terra e le gambe leggermente divaricate. Il marinaio si mise sopra di lui ed al segnale d'inizio Jigoro in un batter d'occhio Jigoro si liberò girando il grosso avversario sulla schiena e lo immobilizzò a sua volta, quindi lasciando la presa si alzò mentre il marinaio era ancora a terra senza fiato. Il russo gli urlò minaccioso "vigliacco! Ti sei liberato prima che ti tenessi veramente". Kano si mise a ridere e rispose: "quando un avversario ti prende, aspetti che abbia la presa più forte prima d'iniziare a scappare? Appena prima dell'applicazione della totale potenza è il momento giusto per scappare ed è ciò che ho fatto. Questo è un principio basilare del Judo!". Il russo gli chiese la rivincita ma in un combattimento in piedi, "Va bene" rispose il giapponese, "ma sarà un unico combattimento, senza risentimenti da nessuna delle parti, indipendentemente da chi vince." Il marinaio cercò di attaccarlo varie volte senza successo, aspettando l'occasione giusta Kano entrò in morote seoi nage e lo proiettò. Gli spettatori furono sorpresi e lo stesso marinaio russo si congratulò con lui.
La nave in cui si svolse questo inedito incontro è la Ikawa Maru ed è attraccata nel porto di Yokohama divenendo un museo sull'acqua. A tutt'oggi all'interno di questa nave museo si proietta l'incontro tra Kano ed il marinaio russo come a confermare la veridicità di questo episodio.

1890? Sakujiro Yokoyama
Il protagonista e rissoso Sakujiro Yokoyama è nato a Nogata di Toyotama, ma non si conosce la sua data di nascita. Egli pesava 90 kg., un uomo di grande stazza, ben piantato e le sue tecniche favorite erano le yoko sutemi waza. Il suo peso corporeo e la sua possente muscolatura gli impedivano di muoversi con agilità, ma doveva proprio a questa forza l'efficacia delle sue tecniche. Allievo di Heitaro Inoue, della Scuola Tenshin Shinyo Ryu, entrò al Kodokan nel 1886 (19° anno dell'era Meiji), non era considerato un discepolo ma quasi un pari livello dato che aveva la capacità di un primo dan dell'epoca. Quale figura primaria del Judo Kodokan vi passò molti anni ad allenare studenti più giovani. Yokoyama amava molto combattere e fu sospeso molte volte dal Kodokan per le risse che scatenava nelle strade, a volte uccidendo i suoi avversari. Morì assassinato da un suo rivale.

1891 Shiro Saigo
Nato il 4 febbraio del 1866 - 2° anno dell'era Keio - a Wakamatsu nella provincia di Izu, morto il 1926. Era il terzo figlio nella famiglia Shida, fu adottato da Saigo Tanomo prete shinto, importante studioso e praticante di arti marziali, inoltre è l'ultimo depositario delle tecniche segrete di oshiki uchi del clan Takeda. Tanomo trasmise le sue tecniche al suo migliore allievo, Sokaku Takeda nato nel 1860 in Aizu (oggi prefettura di Fukushima). Sokaku fondò la Scuola Daito Ryu di Aikijutsu. Si reputa importante citarlo in quanto Morihei Ueshiba, fondatore dell'Aikido moderno, fu suo discepolo. All'età di 17 anni si iscrisse al Judo Kodokan quando era ubicato nella prima sede (Tempio Eishoji), era di bassa statura (1,55cm.) e pesava 55 kg. circa. Quando il dojo si trasferì all'Hangar di Kobunkan, Saigo fu il miglior discepolo del Kodokan, tanto da sostituire Kano quando si assentava.
Il 1891 (24° anno dell'era Meiji) per Saigo fu l'inizio di problemi con la giustizia e con il Judo Kodokan. All'inizio del Judo Kodokan gli allievi si recavano spesso nelle altre scuole per confrontarsi. Saigo piuttosto alticcio dal troppo sakè bevuto si recò al mercato a sfidare tutti coloro che lo desideravano (era famoso per le sue liti), si trovò a faccia a faccia con un gruppo di praticanti di Sumo capitanati da un certo Araumi. Ne nacque una sfida e Saigo riuscì a proiettarlo e andando al suolo il sumotori gli morse la natica e la sfida degenerò in rissa. La polizia arrestò tutti compreso Saigo il quale prese ad insultare gli agenti. Quando Kano fu informato dei fatti fece scarcerare il suo miglior discepolo ma non ebbe altra scelta che cacciarlo per aver infranto le regole del Kodokan.
Shiro Saigo lasciò il jujutsu ed il judo e si ritirò a Nagasaki dove fu nominato presidente del giornale "Nagasaki". In questa città iniziò la pratica del tiro con l'arco (Kyudo) con entusiasmo e caparbietà, tanto da raggiungere la maestria che aveva nel jujitsu. Morì a Onomichi, nella provincia di Hiroshima, il 23 novembre 1926 (11° anno dell'era Taisho). Kano deciderà, in segno di perdono, di concedergli il sesto dan Judo Kodokan, quale titolo postumo. Passò alla leggenda con il nome di "Sugata Sanshiro", titolo del romanzo il cui autore fu Tsuneo Tomita (figlio di Tsunejiro Tomita), dove l'autore descrisse le gesta di Saigo. Questo romanzo descrive il torneo tra gli allievi del Judo Kodokan e gli allievi di jujitsu della polizia locale. A questo torneo il judo sovrastò in modo inequivocabile il jujitsu. Il combattimento di Saigo, che era l'ultimo della giornata, sigillò una vittoria decisiva per il Judo Kodokan tanto da farlo diventare una leggenda. Tutt'oggi, in Giappone, vi sono dei film ispirati su questa figura leggendaria del Judo Kodokan.

La tecnica Yama arashi
Senza alcun dubbio Shiro Saigo fu il primo ad applicare il principio biomeccanico del judo e ad apprendere dalla Kito Ryu l'importanza delle tecniche di proiezione nage waza. La yama arashi (tempesta sulla montagna) fu inventata da lui mettendo in pratica i principi tecnici dettati da Kano. La sua caratteristica era la potenza esplosiva che esprimeva in questa tecnica; si dice che assomigliasse ad una combinazione di harai goshi con seoi nage; molto pericolosa per via della potenza di proiezione e del poco controllo nella relativa caduta. In alcuni scritti dell'epoca si legge che esprimeva il suo temperamento tramite questo movimento e il suo stile veniva descritto come "un vento terribilmente ululante che soffia da una cima", piuttosto che una proiezione particolare, ma nell'esecuzione era leale a tal punto che non ha mai tentato di provocare dei danni fisici ai suoi avversari.
Negli anni 1950 -1960 alcuni membri del Kodokan affermarono che yama arashi in realtà non è mai esistita che fu un'invenzione degli scrittori e del film intitolato "Sugata Sanshiro", per l'appunto Shiro Saigo era passato alla leggenda con il nome di Sugata. È chiaro che gli attori che interpretarono la parte di Saigo e di Kano nel film non conoscevano il judo, quindi erano nell'impossibilità di riprodurre fedelmente la tecnica di yama arashi.
Tsunejiro Tomita scrive: "Saigo si mostra particolarmente brillante nella sua tecnica. Ai nostri giorni non solo non proviamo a studiare la yama arashi ma la maggior parte delle cinture nere non sanno neanche di cosa si tratta. Lo stesso Saigo, parlando della sua tecnica affermava - questo movimento si adatta molto bene ai praticanti di bassa statura su degli avversari più alti e più pesanti. Non viene eseguito spingendo, ma al contrario: quando l'avversario lascia la sua posizione d'equilibrio, non è necessario un grande spostamento per far sì che il suo centro di gravità sia in una posizione opportuna". Inoltre ci informa che: "Di quel che mi ricordo, in effetti Saigo eseguiva la presa nelle due maniere. A sentirlo spiegare questa tecnica, la sua esecuzione appariva facile, in realtà richiedeva molto studio e dedizione". La predilezione di Saigo per yama arashi nacque dalle sue caratteristiche fisiche: primo la statura che gli permetteva un punto d'appoggio ideale, senza dover quindi abbassare le anche. In effetti non doveva fare altro che tirare a sé l'avversario che lo spingeva; ciò gli permetteva di essere talmente veloce da non permettere all'avversario di contrattaccarlo. Secondo punto è che le dita dei suoi piedi potevano essere piegate verso la pianta in maniera anormale. Questo fatto permetteva alla sua gamba destra, allungata, di non tradire l'azione dello spazzare, proprio per via delle dita dei suoi piedi così piegate che andavano, letteralmente, ad agganciare il piede dell'avversario. È vero che Saigo era nel pieno della sua giovinezza, ma le sue azioni facevano pensare alle gesta dei grandi eroi. Nella sua vita affrontava i problemi quotidiani con estrema decisione. Questa abitudine d'affrontare le cose si esprimevano molto bene con yama arashi. Ai nostri giorni è rara la sua esecuzione.

1903 Yoshitsugu Yamashita
Kano fu spesso contattato da entusiasti del judo di altre nazioni che chiedevano l'onore di avere degli insegnanti del Kodokan da inviare oltre oceano. Nel 1903 arrivò una richiesta da parte degli Stati Uniti, dopo considerevoli delibere Kano decise d'inviare Yoshitsugu Yamashita, uno dei membri più alti del Kodokan, per insegnare il Judo agli americani. Yamashita partì con sua moglie (anch'essa insegnante di Judo) con l'intento di trasmettere il Judo come lo aveva appreso all'Istituto Kodokan.
Yamashita iniziò con l'aprire un dojo a Washington DC dove insegnò tra l'altro all'Università di Harvard e l'Accademia Navale. Fece anche un'esibizione di judo in onore del Presidente Theodore Roosevelt, che all'età di 45 anni divenne un suo studente. Nonostante questi successi, la sua vita era solitaria e difficile per via della lingua inglese che non comprendeva e la mancanza di soldi. In questo periodo fu sfidato da un campione di boxe di New York che lo definì "piccolo giapponese". Questa sfida tra un pugilatore ed un judoka destò molto interesse e la vendita di biglietti fu un grande successo. Ognuno entrò sul ring con il proprio abbigliamento. Nella fase iniziale Yamashita studiò il suo avversario schivando i suoi colpi in attesa di un'apertura. Non appena possibile prese il suo avversario per un braccio, lo sbilanciò e lo proiettò in hane goshi. Il grande uomo cadde rumorosamente, ma si rialzò immediatamente ed il giapponese afferrò di nuovo il braccio destro del pugile con la sua mano sinistra e lo proiettò con seoi nage. Yamashita vinse l'incontro e la folla gli attribuì un così grande tripudio che fu emesso un francobollo a ricordo di questo avvenimento.

1909 Yokoyama e Mifune
Un altro episodio dei personaggi del Kodokan è quello descritto da Yokoyama nel 1913. Egli ci narra di quando assieme a Kyuzo Mifune andò a cena in un ristorante: "Mi ricordo, nel mese di gennaio del 1909, di essere andato in un ristorante, accompagnato di Kyuzo Mifune (allora 5° dan). In un angolo della stanza un gruppo di tredici giovani stavano bevendo e ogni tanto bisbigliando lanciavano delle occhiate verso di noi. Non ravvisai però niente di quanto stava accadendo, né sospettai particolari intenzioni nei nostri confronti. Il sig. Mifune ed io continuammo a chiacchierare e a sorseggiare le nostre bevande. Quando uno dei giovani tentò di rubare il mio soprabito ed il cappello, naturalmente lo fermai e questi insistette dicendo che il cappotto ed il cappello erano di sua proprietà. Sorse un alterco molto animato nel mezzo del quale il ladro assumette un atteggiamento minaccioso e venne velocemente raggiunto da una mezza dozzina dei suoi camerati. Mifune evitando inutili violenze li mise tutti KO in pochi secondi con una successione rapida di tecniche di judo. Il resto del gruppo si scagliò su me, ma li battei uno dopo l'altro e le nostre vittime si dileguarono. Riusciammo però a bloccarne uno di loro il quale ammise che l'obiettivo era quello di rubarci del denaro. Le persone che assisstettero a questo fuori programma ci dissero che avevano assistito per la prima volta nella loro vita ad una dimostrazione pratica dell'efficacia delle tecniche di jujutsu".

(1878-1941) Mitsuyo Kosei Maeda
Era un praticante di jujitsu e all'età di 18 anni (1896) si iscrisse al Judo Kodokan; le sue doti straordinarie lo portarono ad essere considerato uno dei migliori studenti di questa scuola. Nel 1906 circa Kano organizzò la conferenza sui kata di judo al Butokukai per definire la loro completa stesura. Fu proprio in quest'anno che il padre del Kodokan judo mandò vari suoi rappresentanti negli Stati Uniti con il proposito di raccogliere i consensi degli occidentali per l'inserimento del judo ai Giochi Olimpici. Due di questi allievi furono inviati nella costa Est degli USA; erano Tomita (il primo allievo di Kano, un veterano del Torneo della Polizia di Tokyo del 1886) un buon tecnico ed insegnante ma non più in grado di affrontare una competizione data l'età e Kosei Maeda che in caso di necessità avrebbe affrontato i combattimenti.
Inizialmente le cose non andarono bene in America. Ad una dimostrazione all'Accademia Militare di West Point fu lanciata una sfida ad entrambi da un potente giocatore di Football. Maeda fu il primo ad affrontare l'americano il quale al via caricò immediatamente il giapponese il quale cadde sul dorso trovandosi l'avversario tra le sue gambe e fu assegnata l'immobilizzazione, ma l'orientale non ritenendola valida continuò a combattere riuscendo ad eseguire una leva obbligando l'avversario ad arrendersi. Nacque una diatriba sull'esito dell'incontro, quindi si decise di ripetere il combattimento in quanto secondo le regole del jujitsu e del Judo Kodokan di quei tempi la posizione dell'americano non venne considerata una immobilizzazione in quanto chi sta sotto può con le proprie gambe controllare e sconfiggere l'avversario. Venendo a conoscenza che Tomita aveva un grado superiore al connazionale gli americani pensarono che fosse più forte di Maeda, pertanto scelsero Tomita per ripetere l'incontro con il loro giocatore di football. Per onore il giapponese accettò la sfida, ma data la possente mole fisica dell'americano Tomita subì una umiliante sconfitta. Dopo questo episodio imbarazzante i due giapponesi si separarono, Maeda rimase sulla costa Est e Tomita si trasferì sulla costa Ovest.
A quel tempo gli insegnanti di judo erano molto poveri quindi Maeda passò al professionismo per risolvere i problemi esistenziali della sua vita e, forse ebbe qualche rimorso a trascinare il Judo Kodokan nel mondo chiacchierato della lotta libera (catch) per questo sentimento di lealtà verso Kano nell'ambito degli incontri professionistici disse sempre che insegnava il jujitsu. Quando iniziò i suoi combattimenti usò delle tecniche che non erano permesse nel sistema Judo Kodokan, ma che facevano parte del vecchio stile di Jujitsu. Essendo egli un innovatore intelligente e pieno di idee aggiunse nuove tecniche eliminando quelle che non considerava efficaci. Configurò il suo stile di combattimento per fronteggiare due tipi di avversari più comuni che incontrò, i pugili ed i lottatori occidentali. Dal punto di vista tecnico si stava allontanando dall'Istituto di Kano, una cosa è certa e che quando insegnava nei suoi viaggi oltre oceano insisteva a definire la sua arte jujitsu, in realtà lo stile da lui ideato, "jujitsu brasiliano", si accosta di più al Kodokan Judo.
Insegnò nelle scuole di polizia e a gente comune di Priceton (New Jersey) ed anche a New York, ma la differenza culturale del luogo gli rese difficile l'insegnamento e di conseguenza ebbe difficoltà finanziarie, ma la sua reputazione salì a tale punto che gli fu proposto di sfidare in un combattimento senza regole il campione del mondo dei pesi massimi di pugilato Jack Johnson, atleta considerato uno dei più grandi pesi massimi di tutti i tempi, ma l'americano non accettò la sfida. Organizzò combattimenti contro stili diversi, sia pugilatori che lottatori del Nord del Sud e dell'America Centrale, persino in Europa dove combatté in Inghilterra ed in Spagna, in quest'ultima località assunse il nome di Conte Koma, nome con il quale divenne famoso. Questo suo modo di agire si scontrò con il codice morale dettato da Kano e fu radiato dal Judo Kodokan. Si presume che questo fu il motivo per cui prese lo pseudonimo di Conte Koma.
Nel 1895 fu firmato un trattato di Amicizia, Commercio e Navigazione tra il Giappone ed il Brasile. Il Presidente della Compagnia di Emigrazione Imperiale, Ryu Mizuno, nel 1906 si recò in avanscoperta in Brasile, dove visitò dei centri di agricoltura per rendersi conto della condizione di lavoro degli operai. All'inizio del 1900 il Sol Levante era interessato a progetti di colonizzazione oltre oceano seguendo l'esempio delle nazioni leader occidentali. Una delle nazioni prescelte da colonizzare era il Brasile e fu scelto Maeda per realizzare il progetto, data la fama da lui raggiunta in questa nazione. Si adoperò con grande zelo, ma fallì nell'impresa. Un certo Gasato Gracie di origine scozzese che godeva di appoggi politici lo aiutò. Nacque una grande amicizia tra i due ed il giapponese si offrì di insegnare le tecniche di jujitsu ai figli del brasiliano.
Il 27 aprile del 1908 la nave giapponese Kasato Maru con a bordo 781 giapponesi, operai provenienti da Okinawa, Kagoshima, Kumamoto, Hiroshima, Yamaguchi, Aichi, Kochi, Miyako, Nigata e Tokyo, lasciò il porto di Kobe. Il 21 giugno del 1908 attraccò al molo 14 del porto Santos (San Paolo del Brasile) in cui dal 1908 al 1961 sbarcarono 229.404 giapponesi. Attualmente vi sono un milione e duecentomila immigranti giapponesi (la più numerosa colonia giapponese al mondo) facendo di San Paolo la loro seconda nazione.

Maeda e la famiglia Gracie
Carlos Gracie (1902 - 1994), il più vecchio dei fratelli Gracie divenne uno degli studenti di Maeda. Le informazioni sul metodo d'insegnamento del Conte Koma sono scarse. Per esempio divise i punti deboli e principali degli avversari, pugili e lottatori occidentali, e impostò la sua tattica di combattimento in maniera tale da annullare i loro punti di forza sfruttandone i punti deboli. Il suo metodo di combattimento prevedeva un calcio basso o una gomitata per creare una situazione tale da poter proiettare l'avversario e una volta a terra immobilizzarlo per ottenere la vittoria. Questa strategia generale è molto simile a quella usata dai jujitsuka brasiliani attuali. Gli insegnamenti principali che Maeda sembra aver trasmesso a Carlos Gracie sono i seguenti:
1 - le tecniche di immobilizzazione, con le dovute modifiche, potevano essere trasformate in uno stile di combattimento altamente efficace, annullando i punti di forza degli altri stili e sfruttarne le debolezze. Egli era la prova vivente di questo principio. L'esperienza ricavata dalle sue diverse sfide aveva appreso quali tecniche e strategie erano veramente efficaci in un combattimento reale. Rifiutando la proibizione morale di Kano sui combattimenti professionali, il giapponese sviluppò molto l'efficacia delle immobilizzazioni quale stile di combattimento;
2 - la necessità di un allenamento dal vivo (randori) quale mezzo per inculcare in modo efficace le tecniche agli studenti in maniera che potessero applicarle nei combattimenti. Questo derivò dall'insegnamento avuto da Kano. I membri della famiglia Gracie hanno sviluppato in maniera ampia questo tipo di allenamento;
3 - tecniche attuali di jujitsu;
4 - la strategia di base nel portare a terra l'avversario, neutralizzando così i pugni ed i calci ed esponendolo alla propria forza (le immobilizzazioni).
Carlos fu allievo di Maeda per circa 4 anni e nel 1925 diede vita ad una sua scuola. In un periodo così breve poteva aver appreso solamente un numero limitato di tecniche. Maeda continuò i suoi viaggi nel Brasile ed in altre nazioni, lasciando i fratelli Gracie a lavorare per conto loro sulla miriade dei dettagli sulla loro arte marziale. Maeda aveva dato ai Gracie la base tecnica iniziale e una visione strategica generale su come un combattente a terra potesse controllare e dominare un avversario in un combattimento reale. Inoltre aveva impartito una buona metodologia e filosofia di allenamento. Ma la famiglia Gracie basò il proprio stile sull'efficacia del combattimento e non sull'educazione sociale.
Helio Gracie arrivò a sfidare Masahiko Kimura. Ma chi era questo leggendario judoka?

1951 Masahiko Kimura (10 settembre 1917 - 18 aprile 1993) è nato a Kumamoto (kyushu). Iniziò la pratica del judo a 10 anni e all'età di 16 anni fu promosso 4° dan, dopo aver battuto di fila sei judoka graduati 3° e 4° dan.
Nel 1935 (a 18 anni) al Kodokan vinse di fila otto combattimenti e fu promosso 5° dan. Nella sua carriera judoistica ha perduto solamente 4 combattimenti. I suoi successi straordinari sono dovuti in parte alle nove ore giornaliere dedicate all'allenamento.
Nel 1937, all'età di 20 anni, ha vinto i Campionati Nazionali giapponesi. Per i restanti 13 anni successivi si è sempre affermato come il migliore, sino all'età della pensione.
Nella primavera di 1935 al Kohaku Shiai (Rossi contro i Bianchi) ha sconfitto 8 avversari, perdendo il nono incontro con Miyajima (dell'università di Meiji) per Harai goshi.
Nel mese di maggio del 1935 al primo incontro del quinto campionato di divisione fu battuto da Kenichiro Osawa. Successivamente fu sconfitto da Kenshiro Abe. Nello stesso campionato fu battuto da Hideo Yamamoto. Kimura fu così deluso delle quattro sconfitte subite che meditò di lasciare il judo, ma gli amici lo convinsero a perseverare nell'allenamento; così passò delle notti intere ad allenarsi contro un albero e perfezionare il suo o soto gari. Dopo sei mesi la sua tecnica divenne micidiale.
Nell'ottobre del 1935 Kimura vinse il suo primo titolo ai campionati nazionali universitari. Ripetè l'impresa ai campionati successivi (si svolgevano ogni due anni). Fu il primo allievo ad avere il permesso di combattere nella divisione professionisti al campionato giapponese di judo tenutosi nel mese di ottobre del 1937. Nei campionati nazionali del 1940 ha battuto il 5° dan Yasuichi Matsumoto (leggendario professore dell'università di Tenri negli anni 1960/1980 - N.d.A. di cui il maestro Bruno Carmeni è stato allievo per due anni).
Nel 1947 fu promosso 7° dan. Dopo aver battuto tutti i famosi campioni dell'epoca, Kimura all'età di 32 anni (1949) ha affrontato il suo ultimo campionato. Si è ritrovato per la quarta volta in finale contro Takahiko Ishikawa. Dopo 20 minuti di combattimento Mifune (10 dan più famoso della storia del judo) decretò la parità.
Nel luglio del 1951 Kimura (3enne) gli venne chiesto di competere in Brasile in un incontro misto di jujitsu e judo accettò e scelse quali accompagnatori Yamaguchi (6° dan) e Kado (5° dan). Kado accettò la sfida di Helio Gracie (campione brasiliano per 20 anni). La regola prevedeva che l'incontro poteva terminare per i seguenti motivi: per resa, dal getto dell'asciugamano da parte dell'allenatore, per decisione della commissione. Le vittorie per proiezione o immobilizzazione non sarebbero state prese in considerazione. Il giapponese fu battuto dal brasiliano che divenne una sorta di eroe nazionale! Nelle settimane successive il brasiliano lanciò la sfida a Yamaguchi il quale rifiutò, ma l'accettò Kimura. Quel giorno furono presenti 20mila spettatori e tra questi vi erano il Presidente ed il Vice Presidente del Brasile. Kimura strangolò Helio Gracie, ma questi riuscì a resistere all'inverosimile, tanto che il giapponese lasciò la presa per effettuare una leva (ude garami) con la quale ottenne la vittoria. Il Kodokan non perdonò mai a Kimura questo tipo di incontri e lo radiò dall'albo degli iscritti al Kodokan Judo.

Nishi Yoshinori
Ricorda il suo combattimento con un altissimo e allampanato marsigliese, allievo di Jean Zin, al Palaghiaccio di Milano, dove il francese dalla posizione eretta lanciando la gamba attorno al suo collo e lo portò al suolo per applicare uno strangolamento denominato kensui jime. Nishi ricorda che svenne due volte e l'arbitro, Noritomo Ken Otani, attese il tempo giusto come previsto da regolamento decretando la vittoria del francese e applicando una tecnica di Kuwatsu fece rinvenire Yoshinori.

1965 Anton Geesing (10° dan)
Dopo essere stato il primo Occidentale a battere i giapponesi e vincere l'oro alla prima apparizione del judo alle Olimpiadi (Tokyo 1964), nel 1965 e negli anni a seguire si diede al cinema ed al catch, ma con scarso successo di pubblico.

2006 Osaka (Giappone)
Il 31 dicembre del 2006 a Osaka si è svolto l'incontro del circuito Mixed Martial Art K1 tra Suichiro Katsumura e Katsuhiko Nagata (nato il 31 ottobre 1973) vincitore della sfida. Quest'ultimo medaglia d'argento alle Olimpiadi di Sydney 2000 nella lotta greco-romana (kg. 63/69).
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