Il Naha-te: l'origine del Karate.

 
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n. 0 - 18/09/2007 - autore B. Carmeni
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Il 20 di agosto del 2007, ci siamo trasferiti, io e mia moglie Aida, nella città di Naha. Il nostro arrivo fu preceduto dalla telefonata del Presidente Regionale Judo di Kyushu.
Naha è la capitale dell'isola di Okinawa, patria del karate che qui è più noto come Naha-te. La città è stata fondata il 20 maggio del 1921 ed è la più popolata ed importante località delle isole Ryukyu. L'Impero delle Ryukyu ebbe luogo nel 15 secolo e la città di Naha fu costruita attorno al castello Shuri. Nel 1872 esisteva lo Stato di Naha Han, abolito nel 1879 e fu assoggettata alla Prefettura di Kagoshima prima, quindi a quella di Okinawa.
Nel periodo feudale il suo nome era Naba, riferito ad una particolare pietra, di cui era ricca la zona e nel periodo Jomon Kaizaku i cinesi la utilizzavano per coniare la loro moneta. Già da allora era il centro del fiorente commercio delle isole, ma ancora oggi il commercio è fonte di ricchezza, lo dimostrano le innumerevoli banche esistenti nella città. Ma vi assicuro che cambiare l'euro nella loro moneta (yen giapponese) è un'impresa! Le banche fanno un interrogatorio tale che passa la voglia di fare il cambio. Stranamente gli uffici postali non creano tutte queste difficoltà al turista.
Durante la seconda mondiale fu conquistata dagli americani e solamente il 15 maggio 1972 Okinawa fu restituita ai giapponesi. Dei militari americani che sono di stanza in Giappone il 75% di essi si trova a Okinawa. Malgrado ciò e, a differenza del resto del Giappone, in quest'isola la maggioranza degli abitanti non parla l'inglese.
La lingua ufficiale è il giapponese, ma si usa molto il dialetto definito "Uchina Yamatoguchi" che tradotto significa "Okinawa - Giapponese". Quando parlavo con le persone del luogo notavo che esitavano nel rispondermi, dopo una breve pausa riprendevano a comunicare. Questo fatto mi aveva indotto a pensare che il mio giapponese fosse un po' incomprensibile! Ma dopo capii che erano loro a non parlare il giapponese classico ma il dialetto e che dovevano riflettere un attimo per trovare il giusto termine nipponico, questo a come prova della loro origine cinese.
Nel 1921 Kano invita Jishin Funakoshi a Tokyo per tenere una dimostrazione di karate al Kodokan. All'epoca questa arte si chimava Naha-te e si praticava a dorso nudo, quindi Funakoshi acquistò della tela leggera e confezionò il suo karategitsu in modo simile al judogi e prese una cintura di judo. Si ha la dimostrazione che Jigoro Kano controbuì allo sviluppo del karate dandogli il judogi ed i gradi di judo.
Nel 1922 e nel 1926 il maestro Jigoro Kano si recò a Okinawa e fece visita alle scuole di Naha-te; tenne un discorso sul Budo giapponese provocando tra gli adepti di Okinawa una riflessione sulla qualità culturale della loro arte e sulla coscienza della loro vocazione. Di fatto gli abitanti dell'isola vivevano in una situazione di inferiorità rispetto alla cultura giapponese. Si ricorda che Kano fu decorato dal governo giapponese con una delle più alte onoreficenze e i maestri di karate organizzarono una dimostrazione in suo onore.
Ma torniamo ai fatti odierni. Nel tardo pomeriggio mi chiama il Presidente Regionale Judo dell'isola di Okinawa e...scopro che è il mio compagno di Università di Tenri (1964/1966), Miyagi Susumu (7mo dan). Si può immaginare quale sorpresa incontrarsi dopo 43 anni!
Siamo andati indietro nel tempo! Abbiamo rivissuto gli anni da studenti. Ci ha invitato a casa sua. Il soggiorno è formato da tatami e quando i suoi allievi lo vanno a trovare sposta il divano e risolve i loro dubbi tecnici! Ci ha fatto da cicerone e fatto scoprire dei luoghi incantevoli, luoghi che da turisti non avremmo mai scoperto.
Ci presenta il sig. Asao Ishinime (7mo dan), Direttore Esecutivo della Federazione di Judo Master di Okinawa. Ishinime possiede un dojo al terzo piano della sua casa, dove insegna aiutato da suo figlio. Il dojo è 4 m. per 15m. ed è frequentato da militari americani di stanza nella città. Ci siamo allenati e fatto uno scambio di esperienze tecniche; due culture e sistemi sia di vita che di allenamento a confronto.
La disponibilità e cordialità del sig. Ishinime è stata eccezionale! Ci informa che una gara di judo e kendo delle scuole elementari e medie si svolgono al Budokan locale. Assieme andiamo ad assistere ad uno spettacolo molto interessante sia dal profilo tecnico che da quello etico dei giovani atleti. Qui si scopre che il judo è più vicino all'idea del suo fondatore, più vicino al Budo che allo spirito prettamente agonistico-sportivo che si è venuto a formare in Occidente. Qui si applica il "rei" che noi traduciamo come "saluto", esso in realtà esprime il galateo, la maniera di rapportarsi alla persona, sia esso di grado superiore che inferiore, il massimo rispetto dell'avversario e dell'arbitro. Le regole della Federazione Internazionale Judo non vengono applicate, vigono quelle del Kodokan. Quindi niente Koka o Yuko ma solamente wazaari e ippon. Non vi è stato un incontro in cui è stata data la penalità, visto il corretto comportamento dei contendenti.
Di questo ennesimo viaggio abbiamo tratto una grande esperienza di vita e di comunicazione tra popoli differenti sotto tutti gli aspetti, ma ancora una volta è stato dimostrato che la "lingua del judo" è internazionale.

Nelle foto:
1 - Miyagi Susumu e Bruno Carmeni nel dojo dell'università di Tenri 1964.
2 - Okinawa 2007: a casa di Miyagi con la moglie.
3 - Okinawa 2007: Gruppo nel dojo del sig. Ishinime
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