Album dei Ricordi - Leone Massimo - Una punizione esemplare

 
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n. 0 - 20/01/2010 - autore M. Leone
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Un giorno un gruppo di atleti, mentre il Sifu si stava cambiando nel proprio stanzino dietro al tatami, aveva cominciato a fare riscaldamento in modo "improprio" (ridevano, facevano rumore, sbattevano forte sui sacchi, etc). L'allenamento si svolse come al solito ma, al termine, il Sifu ci fece mettere in cerchio sul tatami e ci disse: "Alcuni di voi non si sono comportati come dovrebbero. Per colpa di costoro, ora, soffrirete tutti". Ci fece correre nuovamente, fare addominali e poi, messi in cerchio, ci fece stendere per fare delle flessioni con i pugni chiusi contando ad alta voce (in cantonese) a gruppi di 100. Al termine di ogni conteggio di 100, dovevamo stenderci a terra ed in sequenza alzarci uno ad uno, scavalcare i compagni distesi e rimetterci a terra per ricominciare! Eseguimmo l'esercizio una decina di volte. Poi, all'ultima conta, dovevamo fermarci con il petto ad un centimetro dal tatami. Il sudore unito al sangue irrorava l'intero tatami. Chi osava toccare il tatami con il petto veniva colpito con un calcio sugli addominali allo scopo di farlo rialzare immediatamente. Poi, lentamente, dovevamo tirarci su e restare in posizione per tutto il tempo in cui il Sifu teneva un breve discorso (si trattava comunque di svariati minuti). Tutto questo, senza pausa, era ripetuto altre 10 volte!!!! Terminata la punizione, fummo rimessi in cerchio e fu richiesto ai responsabili del gesto di farsi avanti. Nessuno però ebbe il coraggio di presentarsi. Poiché il Sifu dalla finestrella dello spogliatoio li aveva comunque individuati prima ancora di cominciare l'allenamento, li chiamò uno ad uno e li "ripassò" per bene con le sue tecniche.
Ciò può sembrare crudele e troppo esagerato, ma la disciplina ed il rispetto erano alla base del suo insegnamento, ed è questo che temprava un individuo, sia sul piano fisico che su quello spirituale (onore, gentilezza e mai prepotenza ed arroganza). Si imparava l'arte della guerra, ma non come arma di attacco... bensì come arma di difesa!
Un'ultima frase delle sue, nel caso di un duello, fu questa: "Chi attacca per primo vince. Chi si difende deve solo riuscire a vivere"
(Un plauso ed un enorme grazie al Grande Choo Kan Sing)

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