Carmeni Bruno - 1964: La Partenza per il Giappone

 
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n. 0 - 04/07/2007 - autore B. Carmeni
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Il Maestro Otani, sempre allenatore della Nazionale Italiana, mi confidò che sarebbe stato un'ottima cosa se prendessi in considerazione l'eventualità di partire per il Giappone e rifinire là la mia preparazione. Ero amico di un pittore di arte moderna che viveva a Roma il quale mi disse che avrei potuto essere ospitato nella casa della madre che viveva a Tokyo.
Il maestro Otani si occupò del programma degli allenamenti presso il Kodokan.
Certamente l'idea era allettante, ma dove prendere i soldi per il biglietto? Impegnai quelle quattro cose che avevo, feci i conti con quanto guadagnavo mensilmente e così il 2 agosto arrivo all'aeroporto di Haneda e, secondo le descrizioni dell'amico giapponese di Roma, trovai la persona che mi prese in consegna. Si può immaginare in che stato psicologico mi trovai, catapultato in quella nazione che tutti i judoka italiani sognavano; persone che parlavano del judo "per sentito dire", ma che non avevano mai toccato con mano.
Secondo le indicazioni di Otani, trovai la persona che mi prense in consegna. Mi disse che sarei potuto rimanere a ospite a casa della ........
L'amico mi portò a casa della signora Takahashi, sita nel quartiere di Sugadayra. Tutti furono di una gentilezza e disponibilità incredibile. La temperatura era di un'afa con un alto tasso di umidità. A stare fermi si sudava, io dormivo sdraiato sul tatami con due ventilatori, uno per lato, che mi davano quel poco sollievo per dormire, naturalmente zanzare permettendo! Il 6 agosto andai al Kodokan e mi iscrissi, così potei iniziare gli allenamenti. La costruzione non è quella attuale; allora la sala grande di allenamento, luogo in cui si ritrovavano gli studenti universitari, gli appassionati e dove gli alti grado facevano allenamento, era situata al secondo piano, oggi è al settimo piano. Fui sbatacchiato da tutte le parti e quando mi domandavano che grado avevo mi vergognavo a confessare di essere 3zo dan. Tutti i giorni mi recavo lì ad allenarmi. Un giorno volli provare a praticare con uno dei "mostri sacri" del judo, un nono dan. Gli feci l'inchino e lui cercò di farmi capire di non stare rigido e di lasciarmi andare in quanto mi avrebbe proiettato e continuò a proiettarmi per circa due minuti, dopodiché mi ringraziò, mi fece il saluto e se ne andò!?!. Fuori dal tatami camminava con il bastone, ma quando praticava era di un'agilità inverosimile.

Finalmente nei primi giorni di settembre incontrai il Maestro Otani che mi portò alle Università di Tokyo, Nichi Dai e Waseda, quest'ultima una delle più vecchie e famose università del Giappone dove il Maestro Otani si laureò. Ma nel frattempo Stefano Gamba arrivò anche lui a Tokyo, si presentò al Segretario Generale Dr. Tedeschi e gli disse: "Sono qua a spese mie, se vuole mi può iscrivere alle Olimpiadi, e non chiederò una lira di rimborso". Il Dirigente federale annuì e lo fece entrare al Villaggio. Capite?! Io P.O. ero fuori dal villaggio e lui dentro! Allora dopo degli allenamenti serviva un chiarimento e si chiese un parere anche a Tempesta, il quale non sapendo quale nome fare disse: "perché non li facciamo combattere tra loro, vediamo chi è più allenato e quello faremo gareggiare". Presto detto fatto; all'Università di Waseda si é svolta l'ennesima selezione tra me e Stefano Gamba alla presenza del Segretario Generale FIAP, Livio Tedeschi, il Maestro Otani e Nicola Tempesta. Visto l'esito ancora a me favorevole decisero sul mio nominativo. Finalmente fui iscritto alla gara ed entrai ufficialmente al Villaggio Olimpico. E Stefano? Fu fatto uscire dal Villaggio. Per me una cosa ingiusta! A distanza di anni finalmente ho preso visione del Regolamento dei Giochi. Era scritto che una nazione aveva diritto a iscrivere quattro atleti, uno per categoria di peso (kg. 68, kg. 80, oltre kg. 80 e gli assoluti), oppure due per categoria di peso. Capito? Due per categoria di peso, ma allora perché negare la partecipazione di Stefano Gamba?

Nello stesso mese ci trasferiamo, il Maestro Otani, Nicola Tempesta ed il sottoscritto, all'università di Tenri, situata nell'omonimo paese a 15 minuti di macchina da Nara, nello Yamato. Qui sosteniamo degli allenamenti estenuanti! Mattina corsa e pomeriggio due ore di randori, dove ogni cinque minuti cinquanta studenti si precipitavano ad invitarci. Fu un massacro! È difficile poter descrivere la stanchezza, dire distrutto era un eufemismo! Ricordo che nell'intervallo chiesi di andare al bagno e lì ebbi una crisi di nervi e mi misi a piangere. Qualcuno avvisò il maestro Otani e quando mi vide in quello stato mi rincuorò. Mi disse "bene, bene, ora puoi riprendere l'allenamento!". Ho sempre avuto molto rispetto per lui, ma in questo caso lo avrei strangolato volentieri!
Referenze
  1. Carmeni Bruno (1974) "Albo d'Oro dell'attività di Judo - 1955-1966"; Documento Privato; Distribuzione riservata
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