Stampa - 1964 - Un Kimono Troppo Stretto

 
Livello num.
  1. 1964-65 Giornali e Foto
  2. Anno 1964
  3. Stampa - 1964 - Un Kimono Troppo Stretto
Revisione
n. 0 - 30/06/1964 - autore R. Reghini
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UN KIMONO TROPPO STRETTO

Chi qualche volta si sia posto la domanda equivalente in campo sportivo: chi "vincerà" fra judoisti e lottatori di libera? Coloro che questo interrogativo "tormentatissimo" se lo sono posto sono stati accontentati.
Infatti in occasione del primo raduno nazionale (peraltro abbondantemente disertato) delle cinture nere d'Italia al Foro Italico, dove, con originale alzata d'ingegno, sono stati fatti misurare fra loro campioni di Judo e campioni di lotta libera. Delle 130 cinture nere presenti sono stati anteposti i migliori della "libera", come Chinazzo, terzo ai campionati mondiali, De Vescovi P.O. '64 e Della Rocca. Lo scopo, neanche a dirsi, era quello di far fornire dai liberisti ai judoisti elementi più efficaci e moderni d'impostazione tecnica. Il risultato, ancora neanche a dirsi, è stato invece l'opposto.
Questo precedente, destinato a rimanere storico negli annali dell'atletica pesante (e forse anche nel borsellino della FIAP), non ha neppure contribuito a risolvere - come da taluni si era propensi a credere - la questione Judo per Tokyo.

Promessa da marinaio
A questo punto i casi sono due: o Gianni Valente, Presidente della FIAP, dice le bugie o Gianni Valente, Presidente della FIAP, è di memoria corta. Sta di fatto che una sua promessa agli atleti del Judo, fatta in occasione degli allenamenti collegiali per i Campionati Europei di Ginevra del 1963, è rimasta lettera morta. In quell'occasione - si era a maggio - Valente, rivolgendosi agli atleti schierati di fronte a lui, assicurò con tutta l'autorità che il rango e la circostanza richiedevano: "Chi di voi si classificherà nei primi tre posti io lo porterò alle Olimpiadi".
Da quel giorno sono passati un anno e un mese e della promessa non se ne parla più. Promessa da marinaio, non tanto per gli atleti di Ginevra che potrebbero essere stati raggiunti nel frattempo da colleghi più meritevoli, quanto per il Judo italiano improvvisamente scaduto nel rango di cenerentola senza che ve ne siano motivi validi né in sede nazionale né, tanto meno, in sede internazionale.
Secondo quanto si è appreso dalla ufficiosa ufficialità della Gazzetta dello Sport (che parlava peraltro a nome di Valente) andrà a Tokyo un solo rappresentante del Judo italiano, Nicola Tempesta, sui nove che la FIAP invierà per l'atletica Pesante.
Il bravo Nicola Tempesta è stato "rispolverato" per la sua partecipazione ai Campionati Europei di Ginevra con la precisa garanzia, rilasciatagli dal concittadino Valente, che un buon piazzamento gli avrebbe fruttato le Olimpiadi.
L'altro buon piazzamento l'ottenne agli Europei di Ginevra il leggero Bruno Carmeni, giovanissima leva della "Fiamma Yamato" di Roma, che a sua volta si vide soffiare la medaglia d'oro europea "per giudizio" alla fine di durissimi cinque minuti. Bruno Carmeni aveva al suo attivo alcuni famosi precedenti. Il 15 Giugno del 1961 aveva sbalordito tutti ottenendo, oltre al campionato italiano di categoria, il secondo piazzamento assoluto dietro Nicola Tempesta.
I due P.O. dunque erano già a Ginevra, Tempesta e Carmeni.
Dunque sono pochi, si disse, l'Italia - una delle Nazioni più forti d' Europa nel Judo - deve mandare qualche altro atleta. Pie illusioni che non tenevano conto del timore reverenziale che Valente si è improvvisamente scoperto per i russi.
Nell'incontro di Mosca di Marzo scorso gli italiani persero tutti pesantemente, ad eccezione di Bruno Carmeni che fu dichiarato battuto dal campione europeo "open" Bogolubov per errore dell'arbitro. I russi, atleti nazionali di Sambo oltre che di Judo, si dimostrarono atleti molti forti sia fisicamente che tecnicamente e ciò deve avere impressionato il Presidente a tal punto da fargli balenare l'idea peregrina del meeting fra cinture nere e campioni di libera, perché questi ultimi potessero "aggiornare", come si è detto, i colleghi judoisti.
Ora, vedendo che "l'aggiornamento" ha dato tutt'altri risultati da quelli previsti (e quindi i russi restano tranquillamente migliori di noi), questa la decisione: siccome a Tokyo non guadagneremmo sicuramente il primo posto, il Judo italiano vi andrà pro-forma. Tempesta ha chances. Ma Tempesta da solo non fa una squadra. Salvare la faccia se non tre o quattro atleti almeno due, i migliori: Nicola tempesta e Bruno Carmeni. Speranze difficili.
Il giovane romano è l'unico judoista d'Italia ad aver preso parte a tutti i campionati del 1963 e a quelli finora fatti del 1964. E' in gran forma. A Bologna dette a Giorgio Facchini tre punti e mezzo in quattro minuti di combattimento. A Torino dette a Stefano Gamba due punti nel corso dei primi tre minuti.
Rilanciarono Luigi Fiocchi negli incontri con la Russia, la Jugoslavia e per i Campionati Europei di Berlino, e Fiocchi tirò giù la media a Mosca, Mestre e Berlino. Bruno Carmeni in quelle occasioni fu l'unico a cavarsela. Perché ora resta a casa ?
Non sarà destinato a guadagnare il primo posto e forse neanche il secondo, ma ciò non toglie che Carmeni debba partecipare alle Olimpiadi.
In base ai criteri con cui si seleziona la squadra di Judo dovrebbe restarsene a casa - siamo chiari - l'assoluta maggioranza dei nostri atleti. Di quasi tutti gli sport. E se fossero questi i criteri da adottarsi, una gran parte di nazioni non dovrebbe iscriversi ai Giochi.
Ricordiamo a Gianni Valente, Presidente della FIAP, lo spirito con cui il barone De Coubertin dette vita alle Moderne Olimpiadi: "L'importante nei Giochi Olimpici non è vincere bensì prendervi parte perché nella vita è importante non tanto conquistare quanto lottare bene".

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Articolo firmato da Reghino Reghini.
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