Inizio della Storia

 
Livello num.
  1. Quadri Tecnici
  2. Ken Otani Noritomo
  3. Inizio della Storia
Revisione
n. 0 - 04/04/2017 - autore N. Tempesta
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LE ORIGINI E IL CAMBIAMENTO DI UNA ESPERIENZA AVVENTUROSA

... omissis ...
Grazie all'iniziativa di Maurizio Genolini, dirigente federale, nonché proprietario di una piccola palestra nel centro di Roma, venne in Italia un judoka giapponese, inviato dal Kodokan di Tokyo, Ken Noritomo Otani, V° Dan.
L'arrivo del Maestro Otani coincise con il raduno collegiale di due giorni, per la disputa dei Campionati Europei di Londra del 30/10/1953.
Finalmente avevamo la possibilità di conoscere un Maestro, un vero addetto ai lavori.
Eravamo tutti molto desiderosi di vedere all'opera il Maestro Otani e capire quanto c'era di buono nella nostra pratica judoistica, e come superare tutte le nostre insicurezze tecniche e comportamentali, dovute al fatto che non avevamo mai avuto dei riferimenti precisi e autorevoli.
Con il Maestro Otani era sorta una nuova alba per il nostro Judo.
Con altri convocati scendemmo pochi gradini e ci portarono nel sottoscala dove era allestita una materassina, di tatami neanche a parlarne.
Qui oltre a Maurizio Genolini, c'era il D.T. della Nazionale, il Maestro Carlo Oletti.
Sulla materassina in judogi il Maestro Otani.
Fatte le presentazioni di rito corremmo negli spogliatoi e in un batter d'occhio eravamo tutti pronti per iniziare l'allenamento.
Il Maestro Otani corrispondeva esattamente allo stereotipo del giapponese: minuto e mingherlino, pesava circa Kg. 60 per un metro e sessanta di statura. Agli "ordini" del Maestro Oletti, seduto a cavalcioni su una sedia, con le maniche di camicia arrotolate, partecipammo, più che curiosi, a questo primo impatto con il giapponese, con il figlio del Sol Levante, come diceva il Maestro Oletti.
Iniziammo così il randori. Il primo italiano, se non ricordo male, fu De Romanis, il nostro Campione d'Italia. Poi tutti gli altri eccezion fatta per noi massimi e medio massimi.
Restammo a dir poco, molto ma molto strabiliati: una velocità, una precisione, una padronanza e un controllo oserei dire, per noi, incredibile.
Le tre ore di randori non lo avevano stancato per niente.
Era così veloce che facevamo molta fatica a capire cosa avesse tirato di preciso.
Poi, lentamente, incominciammo a capire cosa faceva e come lo faceva.
Aveva un modo di fare Judo molto diverso da come era impostato il nostro.
Alternava a un seoinage, da manuale, anche alcune varianti, per non parlare del suo taiotoshi fulminante, tirato in più direzioni; un kouchigari o gake, tirato con tutto il corpo, che si azzeccava all'avversario e non lasciava spazio per un eventuale contrattacco. Tutto questo nel nagewaza.
Noi tutti non stavamo nella pelle per aver visto finalmente un vero e autentico Maestro di Judo.
Subito dopo il nagewaza iniziammo con il newaza.
Qualcuno pensò a questo punto che nel lavoro a terra forse ci sarebbe stata una sorta di rivalsa nei suoi confronti, insomma avremmo potuto fare una bella figura.
Niente di più errato! Non ci fu mai pensiero più errato.
Pensate che se nel nagewaza, in una valutazione da 1 a 10, per noi il Maestro Otani valeva 11 con lode, nel newaza da 1 a 10, valeva 100 con lode e bacio accademico!
In tutta sincerità, nella lotta a terra, in circa 65 anni di attività non ho mai conosciuto un judoka che potesse reggere il confronto con il Maestro Ken Otani, e non esagero minimamente.
Per me, appassionato, questo impatto è rimasto legato alle memorie più care.
Da quel giorno iniziò, per tutti noi, un nuovo modo di fare Judo.
In seguito, avemmo la grande fortuna non solo di averlo più spesso con noi sul tatami, ma ne diventammo, alcuni di noi, amici e riferimento per lui che parlava solo la sua lingua madre.
Che bella giornata!
Una giornata che purtroppo, finora, non è stata mai raccontata, ma che segna uno spartiacque: da quel momento niente più sarà come prima.
Come ben sanno gli storici, i grandi avvenimenti, spesso hanno origine da circostanze, che riguardano poche persone, per cui alla fine si raccontano i grandi eventi, disconoscendo ciò che è la scintilla dalla quale tutto è originato.

Estratto dal libro: "JUDO. SPORT E TRADIZIONE" [Ref. 150; pp. 185÷187]
di Nicola Tempesta, Giuseppe Tribuzio, Ferdinando Tavolucci.

Per gentile concessione del Maestro Nicola Tempesta VIII° Dan di Judo.
Nulla osta alla pubblicazione rilasciato il 04/04/2017 al Maestro Tullio Carmeni, VII° Dan di Judo, in occasione del decesso del Maestro Ken Noritomo Otani.

Nella foto sottostante: la copertina del libro ed i Maestri Ferdinando Tavolucci, Nicola Tempesta e il prof. Giuseppe Tribuzio alla presentazione del libro presso il Centro Polisportivo Castelverde - Roma 8/1/2016.

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Documento Ristrutturato il 08/01/2024.
Ex Codice: 20.70.06;
Nuovo Codice: 20.70.08.

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Nicola Tempesta (Napoli 1935), è stato il primo judoka italiano a primeggiare in ambito internazionale. Nei campionati europei ha vinto due medaglie d'oro (1957 e 1961), sei d'argento e una di bronzo. Più volte campione italiano, ha partecipato alla prima olimpiade di Judo a Tokyo nel 1964. E' stato allenatore della Nazionale Italiana di Judo per diversi anni, portando gli atleti italiani sui tatami di tutto il mondo con ottimi risultati. Attualmente è graduato cintura nera 8° dan.
Ferdinando Tavolucci (Roma 1945), inizia a praticare Judo nel 1957. A lungo è stato allievo dei maestri Otani, Ishii, Kikugawa e Tempesta. Nella sua attività agonistica ha conseguito tre titoli italiani, ha indossato più volte la maglia azzurra in numerosi tornei internazionali e campionati europei. Docente di "Metodo Globale di Judo" per circa vent'anni presso l'Accademia Nazionale prima e in seguito presso la Scuola nazionale di Ostia. Attualmente è graduato cintura nera 7° dan.
Giuseppe Tribuzio (Acquaviva delle Fonti - Bari 1959), pratica Judo dall’età di 16 anni. Nel 1982 è capo corso del Corso Istruttori presso l'Accademia Nazionale. Ha insegnato Judo per circa vent'anni. E' Sociologo dell'Educazione e docente incaricato presso l'Università degli studi di Bari. Con Luni Editrice ha pubblicato il volume Judo. Educazione e Società, che ha avuto grande successo. Attualmente è graduato cintura nera 3° dan.

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Referenze
  1. Tempesta N., Tribuzio G., Tavolucci F. (2015) "Judo. Sport e Tradizione"; LUNI; Prefazione: Domenico Falcone Presidente FiJLKAM; Collana: Le Vie dell’Armonia n.66; Pagine: 224 Formato: 17 x 24 cm; ISBN: 9788879844789
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