Nel 1976 Cesare Salustri ed io decidemmo di prepararci per l'esame al grado di cintura nera 4to Dan di Judo, non avendo avuto prima la possibilità di ottenerlo con le gare o per meriti sportivi.
Il nostro maggior impegno fu quello di concentrarci sulla preparazione tecnica per l'esecuzione dei tre "KATA" previsti dal programma della Federazione. Per il resto, infatti, eravamo più che preparati. D'altronde eravamo ancora freschi di gare e di dimostrazioni varie sul tatami e ci sentivamo più che sicuri.
In quel tempo la conoscenza dei "Kata" era scarsissima, per noi "Agonisti" della Fiamma Yamato. Il Maestro Sojiro Kikugawa ci aveva abituati a dure e lunghe gare, con ottimi risultati ma senza nulla insegnarci sull'esecuzione delle "FORME". Soltanto il Maestro Ken Otani, saltuariamente, ci aveva fatto provare il NAGE-NO-KATA e qualche cenno di KATAME-NO-KATA. Ci mancava completamente la conoscenza del KODOKAN-KOSHINJUTSU-NO-KATA previsto come terzo kata del programma tecnico.
Provammo a chiedere aiuto al Maestro Benemerito BETTI BERUTTO TOMMASO, sempre disponibile a venire incontro a chiunque volesse fare Judo e ci dette un nominativo che secondo le sue conoscenze era nelle condizioni di darci la preparazione necessaria: la cintura nera ANZELLOTTI GIUSEPPE, dall'ottimo passato tecnico. Ce lo raccomandò caldamente. Lo contattammo subito ma purtroppo egli declinò l'invito per impegni lavorativi e familiari. Sulla piazza di Roma non c'era alcuno che potesse aiutarci. A questo punto ci sentimmo in grosse difficoltà ma non mollammo. Sapevamo che se avessimo contattato qualcuno del Nord, ad esempio i judoisti del Jigoro Kano di Milano oppure del Doyukai di Torino, avremmo potuto avere il necessario supporto tecnico. Decidemmo però di fare da soli, aiutandoci esclusivamente con un buon libro tecnico quale, ad esempio, quello stampato dalla SEDIREP che purtroppo era scritto in francese da Claude Hamot, Guy Pelletier e Claude Urvoy, tecnici francesi stimati ed esperti nei Kata. In quel periodo esisteva in italiano soltanto il libro di Betti Berutto "Da cintura bianca a cintura nera", non sufficiente per la nostra preparazione. Il libro francese era munito di una eccellente serie di foto con una precisa descrizione delle varie esecuzioni ma, non avendo noi una approfondita conoscenza della lingua, dovemmo chiedere aiuto a BEVIGNANI PATRIZIA, cintura marrone della Fiamma Yamato che frequentava l'Università e che conosceva sufficientemente la lingua d'Oltralpe. Successivamente Patrizia divenne la signora Salustri (... "galeotto fu il libro e chi lo scrisse" [episodio di Paolo e Francesca - Divina Commedia - Dante]).
Iniziammo così la nostra preparazione che durò ben tre mesi. Tre mesi spesi bene in quanto non mancò mai la convinzione, l'assiduità e l'affiatamento tra me e Cesare. In pratica Cesare si affidò molto alla mia pignoleria, che spesso arrivava anche all'eccesso, ma che ci fruttò grande soddisfazione quando a Portorecanati, il 15 Giugno 1976, la giuria ufficiale della FILPJ, composta da 10 elementi, prevalentemente tecnici milanesi (tra i quali desidero nominare Orazio Castellan, Presidente della Commissione esaminatrice) ci fece i complimenti per tutto quello che avevamo dato in quei pochi minuti di pratica. La tensione era alle stelle ma più forte era la nostra gioia di poter affermare che avevamo potuto ottenere tutto ciò solo con la nostra capacità e caparbietà. Era stata in effetti una "gara" completamente diversa da quella che eravamo abituati a sostenere sul "tatami" dove il nostro agonismo ci permetteva di primeggiare.
Di tutto l'esame sostenuto in modo brillante, ancor oggi mi provoca i brividi il ricordo della prova sostenuta con il dott. Dario Godas, delegato dalla Federazione quale componente della commissione di esame in materia di "medicina dello sport" . Il dott. Godas mi tenne sulle spine con domande per me particolarmente ostiche. Mi sentivo a disagio per la difficoltà di esprimermi in modo puntuale su una materia così vasta e difficile. Infine con un sorriso il Dottore concesse il suo voto favorevole. Finalmente avevamo superato tutti gli ostacoli e potevamo così fregiarsi del nostro nuovo grado !
Cesare mi rammenta spesso con piacere quei momenti trascorsi insieme ed ancor oggi li condividiamo con grande soddisfazione. Egli li porta ad esempio ai suoi allievi, a dimostrazione che tutto è possibile purchè animati da una ferrea volontà.
In quella stessa sessione di esami il Maestro Luigi Polverigiani, allora insegnante presso la palestra Budokwai di Roma, mi chiese se ero disponibile ad aiutarlo in qualità di Uke per l'esecuzione del Kodokan-Koshin-jutsu-no-kata (dimostrazione di tecniche di difesa personale). In quel frangente era infatti sprovvisto di partner. Avendo una profonda stima del Maestro Polverigiani non potei deludere la sua aspettativa. Chiaramente ci mancava però l'affiatamento necessario in questi casi. In aggiunta, il Maestro Polverigiani denotava un esagerato nervosismo che avrebbe finito per complicarci ancor di più l'esecuzione del Kata. Ciò era soprattutto palese ogniqualvolta venivamo a contatto, anche se tutto sembrava andare per il meglio. Arrivati all'esecuzione delle tre tecniche di pistola (desidero precisare che si stava utilizzando un'arma vera !), le ultime della serie, Polverigiani, probabilmente al culmine della tensione nervosa, mentre mi toglieva la pistola, avrebbe dovuto accennare a colpirmi con il calcio dell'arma, come prevedeva la forma. Purtroppo come temevo, non riuscendo a controllare bene la distanza, mi colpì invece piuttosto violentemente sulla testa. Il colpo fu notato da tutti i presenti. Stoico come un samurai, proseguii senza fermarmi, anche se le stelle mi roteavano intorno alla testa. Riuscimmo così a portare a termine tutto il Kata senza conseguenze negative.
Il Maestro Polverigiani fu promosso ma la Commissione gli raccomandò, per il successivo esame, di non eliminare fisicamente i suoi collaboratori !