Via Pinerolo 19: Fine del ciclo del Maestro Sojiro Kikugawa

 
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  1. Storia della Società
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n. 0 - 11/03/2008 - autore B. Giovannini
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La voce della prossima partenza di Kikugawa per il Giappone si diffuse improvvisamente all'inizio del 1968.
Voci via via sempre più insistenti dicevano che il padre del Maestro in transito per Roma aveva voluto incontrarlo all'aeroporto e gli aveva in pratica ordinato di rientrare in patria.
La notizia aveva anche un logico fondamento perché Kikugawa, venuto in Europa per turismo, era rimasto all'estero per più di quattro anni. La sua famiglia lo reclamava e l'autorità paterna in Giappone pesava come un macigno.
Di fatto, dopo qualche mese, il distacco si consumò in modo definitivo.
Inutile dire che subimmo un grave shock per questa separazione e per quanto ci allenassimo sempre con passione ed impegno, niente sembrava più come prima.
Arrivò come coordinatore degli allenamenti l'ottimo Nataletti, che riusciva a mantenere molto buono il livello dell'addestramento, ma che certamente non poteva mantenere il ritmo e lo spessore delle lezioni di Kikugawa.
Soprattutto si avvertiva la fine di un ciclo importante.
I presupposti si erano già avuti con l'uscita dalla Fiamma Yamato di Tullio e Bruno Carmeni, di Alfredo Monti, passati ad altra società per dissapori con il presidente Panichelli, ma soprattutto perché atleti come loro dovevano necessariamente trovare all'esterno adeguate qualificazioni professionali.
Tutti e tre avevano i mezzi tecnici e le qualità agonistiche per avere dei percorsi individuali che all'interno di una singola società sarebbero rimasti inevitabilmente compressi.
Altri atleti di prestigio come Salustri, Favorini e Guadagni erano ormai trentenni e aspettavano un ovvio, per quanto difficile, ricambio.
Giovannini Bruno cominciò ad insegnare presso la Fiamma Yamato di Frascati insieme ad Ugo Baldoni.
Insomma, il primo grande ciclo agonistico della Fiamma Yamato si andava concludendo.
Una serie ulteriore di avvenimenti lo avrebbe confermato.
Per primo, e paradossalmente, il cambio di sede. Passammo dalla piccola palestra di Via Tasso all'imponente struttura di Via Pinerolo, 250 mq di tatami, una piscina per il nuoto, una sala pesi.
Sembrava il massimo del massimo, ma il nostro cuore era rimasto nel vecchio dojo.
Per di più la convivenza con altre discipline, il nuoto, il karate ecc. rendeva l'atmosfera della Fiamma Yamato meno "eroica" e più commerciale.
Era difficile concentrarsi quando su una parte del tatami i bambini facevano la ginnastica pre-natatoria in contemporanea al judo.
Si avvertiva qualche mugugno verso Panichelli, reo, secondo molti, di guardare più ai ritorni economici della società che ai contenuti tecnici e agonistici.
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