Via Tasso 39: Episodi di Vita - La Gara con L'Angiulli di Bari

 
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  4. Via Tasso 39: Episodi di Vita - La Gara con L'Angiulli di Bari
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n. 0 - 03/11/2007 - autore B. Giovannini
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Correva l'anno 1965, la Fiamma Yamato era impegnata nei tornei interregionali a squadre e doveva far visita all'Angiulli di Bari, prestigiosa società di antica tradizione sportiva, eccellente nella lotta libera e greco- romana, ancora in via di sviluppo nel judo.
Così partimmo un sabato mattina con l'entusiasmo di sempre. La squadra era, diciamo così, sotto peso per l'assenza di Guadagni e per la nostra tradizionale mancanza di un peso massimo di ruolo.
Infatti, a parte Salustri e Giovannini che gareggiavano nelle loro categorie (63 e 70 kg.), Di Palma, Tavolucci e Favorini gareggiavano regalando agli avversari più di una decina di kg. a testa.
Naturalmente per Kikugawa non c'era problema, calcolare il peso degli avversari era per lui una sorta di disonore.
L'impatto con la città di Bari fu molto divertente per la simpatia degli abitanti e per la particolarità del dialetto. Dopo un'ora di permanenza tutti parlavamo sostituendo la sillaba "a" con la "e".
Favorini al bar chiese un "amero giulieni" e giù a ridere per tutto il giorno.
Di Palma aveva un fastidioso dolore all'orecchio che teneva in apprensione Panichelli e una volta in albergo, lui e Salustri, che dividevano la stanza, se ne andarono subito a letto, esponendosi ai consueti, impietosi scherzi.
Favorini aveva tolto i chiavistelli alla porta della camera dove i due dormivano come angioletti.
Andammo ad aprire in punta di piedi con l'idea di prenderli di sorpresa, ma dormivano così bene che decidemmo di lasciare la porta spalacata per consentire al Presidente Panichelli la consueta azione di controllo. Senonchè anche Panichelli quella sera dormiva.
Fu così che la mattina una solerte cameriera li trovò ancora addormentati con la porta spalancata sul corridoio.
Il giorno dopo ci trovammo nella sede dell'Angiulli. Era una bella struttura con un'ampia sala nella quale trovavano posto anche numerosi spettatori. Pur con quella folla assiepata intorno al tatami, si sentiva un lieve mormorio che cessò totalmente quando la nostra squadra si presentò per l'incontro.
La Fiamma Yamato incuteva una grande soggezione.
Schierati nella nostra formazione, osservammo gli avversari, tutti piuttosto robusti e dal collo taurino, segno evidente di pratica della lotta libera.
Il loro capitano era una specie di gigante villoso, che bonariamente soprannominammo lo Yeti.
Mauro Favorini, nostro capitano, e per l'occasione avversario dello Yeti non fece una piega, anzi cominciò a sfoggiare il ghigno delle grandi occasioni.
Previsione di scintille.
Il Presidente dell'Angiulli si avvicinò e garbatamente ci disse che per ospitalità la sua squadra avrebbe salutato la Fiamma Yamato con tre Hurrà, che ovviamente noi avremmo dovuto ricambiare. Per noi era una procedura inusitata ma certo ci dichiarammo d'accordo.
Solo che l'hurrà dialettale si tradusse in "horrà" e noi naturalmente non riuscimmo a trattenere le risate, sperando di non offendere i nostri avversari. Infine ricambiammo l'incitamento con una maldestra imitazione.
L'incontro non fu affatto facile. Vincemmo tutti gli incontri, ma l'Angiulli oppose una strenua opposizione dimostrandosi squadra in ottima crescita.
Al primo incontro, vinto da Salustri con un netto giudizio, la folla si scatenò mostrando perfino dei cartelli inneggianti all'Angiulli. Ma presto fu ridotta al silenzio.
Tuttavia l'incontro tra Favorini ed il capitano avversario fu una specie di tenzone medievale, perchè i sostenitori di casa vedevano nello Yeti una sorta di paladino dei loro colori e, dimenticate le quattro sconfitte precedenti, scatenarono un tifo d'inferno.
Non sapevano che provocare Favorini era una strategia perdente. Il nostro capitano era molto più leggero ma più esperto e prevalse con la sua classe e la sua grinta di combattente.
Alla fine tributammo alla squadra avversaria, pur totalmente sconfitta, un applauso sincero, perché avevano gareggiato con tenacia e grande correttezza.
Naturalmente Kikugawa ebbe da ridire perchè non tutti avevamo vinto per ippon.
Riuscimmo a calmarlo soltanto a Caserta, quando sulla via del ritorno Panichelli ci offrì una cena sontuosa e lo mettemmo davanti ad un gigantesco piatto di spaghetti alle vongole.

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