Il Maestro Sojiro Kikugawa imponeva allenamenti molto duri al termine dei quali era solito prendere uno ad uno gli atleti presenti per praticare con essi il randori.
Tutti sapevano quando aveva inizio la pratica ma nessuno ne conosceva la fine.
Con alcuni bastavano cinque minuti, con altri dieci, ma se sfortunatamente qualcuno tentava di metterlo in difficoltà con qualche piccolo risultato, allora le cose si mettevano veramente male.
Successe una volta che Favorini Mauro, in una giornata di grazia, praticando randori con il Maestro, riuscì a non subire alcuna proiezione.
Il randori si prolungò a tal punto che sembrava non finisse mai. Diversi amici di Mauro presenti sul tatami, tra questi Tullio Carmeni e Cesare Salustri, gli suggerirono con ampi segnali delle mani di farsi proiettare per porre termine alla tenzone.
Mauro non volle accettare subito l'invito e tenne duro, ma poco dopo capì che sarebbe stato meglio cedere se quella sera avesse desiderato rientrare a casa tutto di un pezzo.