L'allenamento comincia alle 19,30 ma noi siamo già pronti dalle 19.
Pensi di essere arrivato primo?
Hai sbagliato di grosso perché Bruno e Tullio Carmeni sono già in palestra da almeno due ore.
Tullio è un uomo di piccole dimensioni, lo guardi e pensi che in fondo non ti devi preoccupare perché sei più alto e più pesante. Ebbene hai fatto il più grande errore di giudizio della tua vita, hai fatto l'errore classico di chi non conosce bene il judo. Basta che arrivi a contatto con lui e ti sembra di maneggiare un blocco di cemento, con la differenza che lui è agile come un gatto e veloce come il fulmine.
Bruno invece combatte sorridendo, le sue mani sono grandi rispetto al corpo ed ha una capacità di movimento impressionante. Ti prende le misure con grazia, ti sforzi di contrastarlo e sembra quasi che lui possa soccombere.... sembra, perché alla fine, quando pensi di poterlo proiettare, lui ha sempre un ritmo superiore al tuo e trova sempre una migliore soluzione tecnica per stenderti sul tatami.
Non parliamo poi di lotta a terra... la Fiamma Yamato che è unanimemente riconosciuta come una delle migliori scuole di judo in Italia, per le tecniche a terra è la prima in assoluto ed i fratelli Carmeni sono i primi dei primi.
Ma andiamo con ordine. L'allenamento comincia alle 19,30... la palestra di via Tasso è piena di atleti, un gran numero di cinture nere, un numero rilevante di praticanti.
Da poco tempo è arrivato Sojiro Kikugawa, 5to dan, uomo dal carattere duro e non facile da trattare.
E' stato scelto dal Presidente Panichelli come nuovo maestro e all'interno della società si sono create delle ovvie tensioni (dopo l'uscita del Maestro Paci, infatti, Tullio Carmeni era di fatto l'insegnante).
Mi sono sempre chiesto quale in fondo sia stato il vero rapporto tra Kikugawa e i suoi allievi della Fiamma Yamato e adesso nella maturità penso di averlo compreso.
Ebbene il Maestro ha all'epoca la stessa età di Favorini Mauro e di Guadagni, due anni più di Salustri e Tullio Carmeni, quattro anni più di Bruno Carmeni.
Egli viene ad insegnare in un ambiente di atleti affermati e per farlo si mette con essi in competizione diretta. Non scientemente, non razionalmente ma con il gusto del combattente giapponese che si misura in occidente in una disciplina di cui ritiene esclusivamente suoi ed intangibili i termini della conoscenza e del dominio.
Ogni sera sono scintille. Egli mette nell'allenamento uno spirito di cattiveria non virtuale ma reale. Ti guarda con un sogghigno stampato sul viso, più espressivo di ogni parola e sembra voler dire: "... vediamo, occidentale che cerchi di inserirti nelle tradizioni del Giappone se sei in grado di sostenere il ritmo dei miei allenamenti, se sai fare un "randori" come si deve, se sai combattere oltre lo sfinimento e stare in silenzio quando ti infortuni... "
Ogni quindici giorni abbiamo anche la visita del Maestro Otani, uomo dal tratto signorile dell'antico samurai. Quando c'è lui Kikugawa è ancora più spietato e Il Sig. Otani rimane impassibile senza perdere un movimento dell'intero gruppo di praticanti. Ad un certo punto spiega qualche tecnica con concetti molto semplici:
" il judo è pericoloso, tu devi precedere il tuo avversario prima de prima (dice proprio così) e se entri su una gamba devi pensare adesso io rompere gamba".
Chiaro no? Velocità, decisione e niente prigionieri. Per Kikugawa è come una musica celestiale.
Il Presidente Panichelli si mette al bordo del tatami, abito grigio un po' stazzonato e sempre l'aria di quello che nelle difficoltà più assolute trova gli avvenimenti in fondo normali e sicuramente produttivi di positivi risultati. Ti vede rantolare al limite delle forze, con il judogi intriso di sudore? " Bene - ti dice- gli ultimi cinque minuti sono quelli più importanti, perché vanno oltre la normalità del tuo allenamento e segnano gradualmente il tuo indice di miglioramento: "E' chiaro no? Non puoi mica smettere adesso proprio mentre stai migliorando".
L'allenamento ha una sua precisa linea di sviluppo: riscaldamento, esercizi specifici, cadute, tecniche in piedi e a terra, randori, ginnastica.
Nell'ultima fase le cinture nere più titolate si mettono a turno al centro del tatami, a gruppi di quattro o cinque, e tutti combattono contro di loro.
Kikugawa sta al centro e fa tutti i turni, non si risparmia. Ha un "de-ashi-barai" che sembra una fucilata e dei colpi portati in "sutemi" per i quali sei quasi contento di cadere senza fratture. Se cadi va bene, se non cadi si prosegue finché non soccombi e non è detto che non si ricominci. Devi resistere e contrastare, ma per questo maestro tutto appare come una sfida.
Ma a parte lui il randori alla Fiamma Yamato è il trionfo della competizione.
Ci sono atleti come Monti, estroverso e fortissimo, o come Ricozzi, taciturno e dotato di grande tecnica.
Ci sono praticanti come Pagnani, Pone, Benvenuti, Luzzi Giulio, Tarragoni, Rango che combattono con il coltello tra i denti.
E poi, ancora: Salustri, 63 chili di muscoli e di tecnica, si muove con intensa circospezione, non spreca energie, entra nell'avversario al momento giusto e lo proietta in modo pulito, senza sforzo apparente. Il "barone" si scrolla di dosso gli avversari con la nobiltà che è propria del suo rango.
Favorini Mauro invece è un uomo concreto, ha un fisico disarmonico, gambe più corte del busto e braccia da fabbro (è il suo mestiere). Sorride sempre perché ha un raro senso dell'umorismo. Lascia andare gli avversari finché non prendono troppa confidenza, poi cambia tono, esprime una forza incontenibile, con una tecnica essenziale quanto decisiva. E' meglio evitare di innervosirlo.
Guadagni odia gli allenamenti. Il judoka più scorbutico d'Italia, quello che in gara va sempre al limite dell'ammonizione, ha un ritmo alterno, sempre affannato e privo di intensità. Ma è il fuoco sotto la cenere.... ti piazza un colpo solo e quando arriva è diretto, decisivo. Tutti hanno smesso di sottovalutarlo e nonostante ciò tutti continuano a cadere nella sua trama.
Intanto cresce Di Palma, giovane cintura nera, un ciclone di istintività agonistica, con il quale dovremo tutti far presto i conti. Ed anche è arrivato Tavolucci, proveniente da altra società. E' una specie di uomo michelin, come lo tocchi rimbalzi via. Di loro dirò in altra cronaca....meritano una descrizione a parte.
Ecco, la seduta di allenamento volge al termine...Tarragoni con gli occhi spiritati e i soliti movimenti nervosi ancora cerca di appioppare il suo seoi-nage.
Sono le dieci abbondanti..ti senti un'arsura da bere un ettolitro d'acqua e la disidratazione ti fa girare la testa, però bisogna fare ancora la ginnastica rilassante.
Quando infine il Maestro ci congeda il sospiro di sollievo deve essere solo mentale perché se Kikugawa avverte un sospiro vero è capace di ricominciare.
La doccia è naturalmente gelata, le nocche delle dita sono scorticate ed i lividi sparsi per tutto il corpo. Negli spogliatoi si fanno poche chiacchiere perché il fiato è pressoché esaurito. Usciamo da una specie di botola nel retro, con una scala che immette nella chiostrina del fabbricato. A via Tasso i condomini sono molto esigenti e non vogliono rumori per l'ingresso principale. Se ci va bene saremo a casa per mezzanotte. Sarà difficile dormire con la tensione e la fatica da smaltire.
Ma come è appagante il senso della fatica sportiva, la percezione del proprio corpo rigenerato dallo sforzo e la sensazione di un miglioramento progressivo.
Alla fine è vero.... il Presidente ha sempre ragione.