Il 1961 vede l'inizio dei nostri 20 anni di età ed il gusto crescente della nostra intensa attività sportiva. Ci facciamo largo con tenacia nel panorama del judo italiano ma ancora non possiamo validamente contrastare la forza del Jigoro Kano di Milano e soprattutto delle Fiamme Oro di Nettuno, prestigiosa scuola di polizia che può contare sulla selezione di migliaia di uomini e sulla possibilità di allenamenti giornalieri a tempo pieno. Noi siamo invece gravati dal lavoro o dallo studio e comunque non certo in grado di condurre una vita sportiva da professionisti.
Ma, come dice Panichelli, le giustificazioni sono improduttive di risultati, quindi bisogna allenarsi ed allenarsi per cercare sempre una migliore affermazione.
In fondo al primo torneo Zen Shin abbiamo perso in finale proprio con le FFOO ma non abbiamo certo demeritato... basterà avere pazienza e volontà.
E' con tale spirito che affrontiamo il campionato italiano di società e gli eventi ci conducono, indovinate un po', nella scuola di Polizia di Nettuno.
E' una delle rare volte che la scuola apre le sue porte agli atleti di società civili e noi siamo fortemente incuriositi. Per di più abbiamo anche Bruno Carmeni che sta svolgendo il suo servizio militare presso le Fiamme Oro di Nettuno e tutto sommato pensiamo che sarà un piacere poterlo riabbracciare.
Non siamo entrati ancora nello spirito agonistico e tutto ci sembra semplice e nuovo.
Passiamo i controlli ai vari ingressi, visitiamo la caserma con il grande campo di addestramento dove sono in corso una serie di esercitazioni ed infine arriviamo al dojo dove si terranno gli incontri.
La struttura è meno grande di quanto potessimo immaginare ma è comunque più che sufficiente per contenere atleti, spettatori e giuria.
I judokas delle FFOO. sono già sul tatami in attività di riscaldamento e tra essi Bruno Carmeni fà bella mostra di sè con il suo sorriso e la capigliatura corvina.
E' in quel momento che cominciamo a percepire la realtà ed a comprendere che per la prima volta un nostro fratello in armi dovrà schierarsi contro di noi.
Questo non è un randori in palestra, dove ti puoi anche scontrare fortemente....questo è un incontro esterno, valido per un campionato importante, qui non ci sono mezze misure. Bruno è stato inserito nella Scuola di polizia dopo un'annata per lui brillante, densa di risultati e di soddisfazioni. Ora è pronto a cimentarsi, come è suo dovere, anche contro la sua società di appartenenza. Di conseguenza oggi è un nostro avversario.
Realtà dura da digerire ma incontrovertibile.
La gara si svolge secondo le categorie di peso all'epoca vigenti, fino a 68 kg., da 68 a 80 kg. e da 80 in poi. E' una bella gara, tesa ed alterna dove si esprime il meglio del judo classico. Ma l'attenzione è rivolta alla categoria dei 68 kg dove Tullio e Bruno Carmeni stanno dominando gli avversari e dove tutti sanno per certo che per la prima volta avverrà l'incontro fratricida.
E ineluttabilmente: eccoli in semifinale uno di fronte all'altro. Tullio è pallido e teso, Bruno insolitamente serio. E' un incontro scintillante pieno di raffinata tecnica e potenza.
Tutti, atleti e spettatori cominciano a scandire in modo ritmato..."fratelli. .fratelli". Il grande Maestro Otani piange senza ritegno e Betti Berutto, il decano delle cinture nere in Italia, lo segue a ruota.
E' il sintomo di una commozione che contagia tutti e che si imprime nella memoria.
Non voglio nemmeno ricordare chi ha vinto perchè quel giorno c'è stata soltanto una grande vittoria: la grande vittoria del judo.