Nella palestra di Via Corvisieri, il nostro peso massimo Ugo Baldoni era solito tirare l'Harai-goshi (sua tecnica di proiezione preferita) in modo alquanto diverso dalle rigide regole giapponesi.
Prendeva infatti con ambedue le mani la parte inferiore della casacca al di sotto della cintura, presa non ammessa nelle competizioni ufficiali di allora. In tal modo Ugo si garantiva il massimo contatto e l'esecuzione che ne scaturiva era tecnicamente ottima.
Tutti coloro che in palestra praticavano il randori con Baldoni conoscevano a priori le difficoltà alle quali andavano incontro. Quando, infatti, qualche judoka tentava di evitare con una difesa ad oltranza l'esecuzione della tecnica di anca, accadeva spesso che il proprio judogi si rompesse.
Vi lascio immaginare con quale spirito i poveri malcapitati sopportavano la disavventura. Il costo del judogi non era infatti indifferente per le povere tasche dei praticanti di allora.
A nulla valevano le proteste delle povere vittime, in palestra vigeva la legge del più forte e Ugo lo era senza dubbio!
Purtroppo l'esuberanza di Ugo si esauriva con i compagni di allenamento.
Quando infatti partecipava alle gare esterne non poteva utilizzare la sua particolare esecuzione tecnica.
I suoi risultati non erano dunque in linea con le grandi potenzialità fisiche e tecniche che aveva.