Dopo la breve visita a Montevideo (Uruguay), con Aida siamo volati a Santiago del Cile.
Lo spettacolo della Cordigliera delle Ande che si ammira dall'aereo è veramente stupefacente!
Qui da giugno a settembre è il periodo invernale con una temperatura minima di 16° gradi circa! Il giorno successivo al nostro arrivo i dirigenti della Federazione Cilena di Judo ci hanno portato nei loro locali per darci il benvenuto e stilare un programma tecnico sia per gli insegnanti che per gli atleti della nazionale.
Il judo cileno non è protagonista in campo mondiale, ma ha degli ottimi elementi che possono inserirsi in zona medaglia tanto è vero che salgono sul podio nelle gare organizzate in Sud America. Il problema sportivo primario che affligge questa Nazione è la situazione economica non florida e l'altro è la sua estensione, cioè il Cile ha un territorio che si estende in lunghezza (da un capo all'altro sono 5.000 km), quindi il poter riunire tutti i tecnici per uno stage nazionale e convocare gli atleti per dei collegiali è veramente un'impresa. Grazie a delle sponsorizzazioni private riescono ad organizzare degli eventi. Lo stesso Centro Olimpico di Santiago è sorto con il contributo di alcuni mecenati.
Il CEOS è costituito da quattro grandi sale di allenamento per varie attività quali karate, taekwondo, lotta, judo ed altri sport. La sala di judo (26x15 m.) è ricoperta dai tatami giallo/blu ed è qui che si è tenuto lo stage tecnico.
Grazie ai precedenti accordi sono riusciti a radunare i tecnici (in tutta l'America del Sud sono chiamati "professore") e gli atleti facenti parte della nazionale. Inizialmente gli orari sono stati differenziati per i due gruppi, ma nei successivi giorni unificati. Si è affrontata la pedagogia d'insegnamento per i bambini e ragazzi, per gli adulti e per la terza età; il tutto in base alle esigenze di questo Paese. Il loro programma d'insegnamento verte sul gokyo no waza prima dell'ultima verifica del 1982 dettata dal Kodokan di Tokyo. Dispongono di due tecnici cubani di medio livello che hanno cercato di dare un indirizzo tecnico nazionale.
Il mio lavoro è consistito nel proporre una metodologia con progressione tecnica da adattare alla mentalità locale. Nella lotta a terra, come oramai in generale poco praticata in tutto il mondo Occidentale, anche qui è poco considerata, ma gli agonisti hanno saputo apprezzare i vari passaggi e si sono divertiti nella pratica.
A parte il Brasile e l'Argentina credo che in un futuro prossimo queste nazioni potranno apparire nelle classifiche delle gare internazionali.
Nelle foto la targa ricevuta e la foto con alcuni tecnici ed atleti cileni.
