Album dei Ricordi - Copparoni Aurelio - Ricordi ed Aneddoti

 
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n. 0 - 23/09/2009 - autore A. Copparoni
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Quando il Sifu (Choo Kang Sing) venne alla Fiamma Yamato mio fratello Claudio, che aveva allora 20-21 anni, era uno dei primi iscritti insieme a Meleddu ed aveva preso da poco la cintura nera di Karate dal Maestro Ivao Joshoka (non so se si scrive così).
Poiché il Maestro cercava una sistemazione, mio fratello gli offrì la possibilità di vivere con lui nell'appartamento che aveva a Piazza Bologna.
Mio fratello ed il Sifu andarono spesso in vacanza insieme durante l'estate.
Il Maestro venne anche molte volte a cena a casa dei miei genitori (io allora ero piccolo). Successivamente, crescendo, ho avuto l'onore di allenarmi con lui.

Io iniziai quando c'era Sardella, ricordo gli Appeticchia, Maggiore, Pacifico, De Angelis ed altri di quel periodo. Ricordo mio fratello che mi faceva vedere delle cose che gli insegnava il Maestro (che probabilmente non divulgava in palestra).

... anche del mio ex istruttore alla Fiamma Yamato, Luciano Raguzzi, ho perso le tracce. Le cinture di basso grado, infatti, erano all'inizio allenate dagli allievi anziani per passare, successivamente, alla cura diretta del Maestro. Io avevo Raguzzi, ma ne ricordo anche altri, un certo Cataldi o Capaldi e Maggiore.

Mio fratello Claudio mi raccontò di una volta che era in Sardegna col Maestro e di come la gente si fermasse a vederlo pescare, a mani nude, granchi e polpi: era proprio uno spettacolo!

A quei tempi il Sifu aveva poca dimestichezza con l'italiano e viveva ancora all'orientale. In particolare non tollerava le persone che avevano comportamenti "sopra le righe". Mi raccontarono, (quando già frequentavo) di una volta che il Sifu disse a due allievi di non stare in una certa posizione della materassina e, poiché i due contravvennero all'ordine impartito, il Maestro fece un cek toi ad uno e diede un colpo all'altro.

Ricordo in prima persona un episodio molto particolare. Ero nella doccia mentre un mio compagno, Claudio, parlava a voce alta e rideva. Gli suggerii di smetterla perché il Maestro avrebbe potuto sentirci. Dopo pochi minuti, il Maestro si affacciò dalla porta, ci guardò e subito dopo fece partire un cek toi al petto del mio compagno che finì addosso al muro. Fortunatamente il colpo fu dato piano ed appoggiato. Il mio compagno accettò di buon grado quel muto "insegnamento".
.................
...anch'io ero lì in quel momento... mi stavo cambiando! Il mio nome è Massimo Leone, conosciuto come Molla (la cintura arancione è la massima a cui ero arrivato... mi ricordo che il nostro maestro non dava cinture all'inizio, perché secondo lui "Servivano solo a reggere i pantaloni!!!". E' un piacere ricordare quei magici momenti e sapere che questi si trovino in rete.
(e-mail del 05/10/2009)

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