UN TIFO DA NON CREDERE PER LA IIda COPPA DEI CAMPIONI
Judo al Palalido di Milano
Una serata da lupi. Da dieci ore nevicava su Milano, il freddo era intenso, i trasporti difficili. Una serata insomma che non invogliava certo ad uscire da casa.
E' stata con grande meraviglia che entrando nella bellissima sala del Palalido di Milano, abbiamo potuto constatare come diverse migliaia di sportivi - e di elegantissime sportive - milanesi avessero sfidato le avversità atmosferiche per assistere alla gara. E più soddisfatto di noi era il bravo Novello, Presidente del Judo Club Jigoro Kano che, pur non raggiungendo in pieno il suo obbiettivo....finanziario, aveva tuttavia realizzato un considerevole incasso, tale da consentirgli di coprire almeno due terzi delle spese affrontate per offrire agli sportivi milanesi questa importante manifestazione. Bellissima serata, dentro il Palalido, quanto bruttissima fuori.
L'impegno agonistico posto in gara dagli atleti tuttavia ha compensato largamente questa scarsezza di spettacolarità. Abbiamo visto un torneo di Judo che aveva tutte le carte in regola con lo sport.
Hanno vinto il francese Desmet e l'austriaco Zotter e bisogna dire subito che hanno meritato il successo. Due atleti, soprattutto il francese, che accoppiavano alla potenza muscolare una tecnica perfetta.
Per noi le cose non sono andate troppo bene, un po' perché taluni dei nostri hanno dato la sensazione di non essere adeguatamente preparati per un cimento così impegnativo e un po' perché la malasorte ci attendeva in agguato, sotto forma di due verdetti un po' discutibili. Parliamo subito di questi verdetti. Nell'incontro tra Moneta e il tedesco Ruppert, aveva nettamente vinto l'italiano. A giudizio di tutti, spettatori, tecnici e atleti stessi, aveva vinto Moneta. Il bravo Zanatta Otello di Bologna si è preso una bordata di fischi durata quasi dieci minuti.
L'altro caso - quello di Tullio Carmeni - è assai diverso, qui si è trattato di una questione di coscienza.
L'incontro del romano con lo svizzero Haenni - quello stesso, tanto per intendersi, che aveva conquistato la medaglia d'argento nei pesi leggeri ai Giochi Olimpici di Tokyo, dietro al nipponico Nakatani - si era svolto su un piano alterno. In un primo tempo era stato l'elvetico a conquistarsi un lieve vantaggio poi era passato in testa Carmeni con un paio di azioni molto brillanti, infine lo svizzero aveva pareggiato. Il verdetto doveva essere pronunciato in relazione ad una confusa azione di attacco e contrattacco, nella quale con un po' di buona volontà, ognuno poteva trovare il vantaggio del proprio beniamino. Al segnale di chiusura, uno dei due arbitri stranieri dava la vittoria ad Haenni, l'altro a Carmeni. Toccava a Zanatta decidere e l' arbitro bolognese non aveva esitazioni a indicare lo svizzero.
E' un fatto che Zanatta ha seguito la voce della sua coscienza, per un arbitro, è il più alto titolo d'onore.
Carmeni si era fatto sorprendere di un soffio, dopo essere stato complessivamente il migliore in gara, ma aveva perduto. E Zanatta ha fatto bene a dare il verdetto secondo giustizia ed onestà. Anche se questo è stata una lezione per qualcuno che prima non aveva fatto altrettanto.
Degli altri italiani Conti è apparso un po' discontinuo, Peloso è stato battuto di misura dal connazionale Di Palma Luciano che ha confermato la fiducia riposta in lui, anche se è riuscito a vincere un solo incontro dei tre disputati, Perotti è incappato subito nel francese Desmet, Gamba è stato piuttosto brillante ma nel finale è stato superato da Ruppert, Salustri Cesare è andato così così.
Rivista "ATLETICA PESANTE" N° 152 - Febbraio 1966.
Articolo firmato da Alfonso Castelli.
Fig. 1 - Di Palma Luciano (a destra) contro Haenni (Svizzera).
Fig. 2 - Di Palma Luciano e lo svizzero Haenni (sopra in una immobilizzazione).
