Kikugawa Sojiro - 2008 Quaranta Anni Dopo: 01 Marzo 2008

 
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n. 0 - 04/03/2008 - autore B. Giovannini
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All'inizio degli anni 60 del secolo scorso (l'espressione sembra eccessiva ma è purtroppo corretta), il judo cominciava ad avere in Italia una grande popolarità. Ancora non erano diffuse discipline alternative e soltanto il karate poteva sottrarre qualche allievo alla "lotta giapponese", così come allora veniva definito volgarmente il judo.
Sull'onda di tale popolarità e preceduti dal grande Maestro Otani, un certo numero di atleti giapponesi cominciò ad affacciarsi sui tatami italiani.
Naturalmente la Fiamma Yamato era una specie di tappa obbligata.
Jojima, Ogura, Ishii, tutti grandi combattenti, venivano nel nostro piccolo dojo di via Tasso, prenotati pervicacemente da Panichelli, restavano qualche settimana e .... ci sbattevano per tutti gli angoli del tatami.
Differenza di preparazione, tecnica, esperienza e perchè no soggezione dello sguardo obliquo erano armi possenti contro il nostro potenziale di judokas.
Consideriamo pure che quelli che affrontavano il viaggio in Europa non erano proprio gli ultimi arrivati e si capisce bene la loro assoluta superiorità.
Così, per quanto potessimo imparare molto dall'incontro con questi campioni, l'esperienza rimaneva fugace e l'ammirazione per le loro tecniche sconfinava nel mito.
Certo, gli atleti della Fiamma Yamato non regalavano niente a nessuno e la direzione tecnica del Maestro Otani, per quanto saltuaria, affinava di molto la capacità tecnica, ma la forza agonistica sembrava compressa, non completamente liberata.

Mancava la spinta per un salto di qualità e bisognava assolutamente trovare il giusto elemento di catalizzazione.
Ci aiutò la fortuna, la tenacia di Panichelli e la scelta di Otani che un giorno ci portò da Parigi Sojiro Kikugawa, 4to Dan, 1,65 di altezza per poco più di 64 kg.....una forza della natura.
Venne nominato maestro della Fiamma Yamato ed iniziò un percorso di addestramento che avrebbe portato la società al vertice del judo italiano.

Con Kikugawa la tradizione più secolare del Giappone entrava nel dojo di via Tasso. Non un maestro dai modi gentili, non un maestro perso nelle spiegazioni infinite e nella didattica, non un'icona come tanti dal judogi immacolato e dalla fastidiosa presunzione, ma un combattente vero, intriso nel sudore del suo impegno, con una carica di energia illimitata e con un orgoglio smisurato. Un uomo spigoloso, duro e a volte irridente, ma un professionista di indiscusso valore.
Con chi doveva combattere questo grande atleta? La risposta è semplice ed immediata: con i suoi allievi..cinture nere già affermate o principianti appena pronti per il "randori". Questo perché egli sentiva nel suo intimo che poteva essere maestro, il Maestro della Fiamma Yamato, soltanto finché tra lui e tutti i suoi allievi, dal primo all'ultimo, ci fosse stata una differenza di valore agonistico.
Naturalmente poteva accadere che con Di Palma, con Tullio e Bruno Carmeni ed altri egli incontrasse una resistenza tenace. Allora il combattimento proseguiva senza limiti di tempo, fino all'esaurimento, allo sfinimento, non ultimo all'infortunio.
Perfino facendo flessioni sulle braccia egli voleva farne almeno una decina in più di tutti, perché non poteva mostrarsi stanco davanti ai suoi allievi.
Ecco dov'era la differenza sostanziale, il salto di qualità.....le tecniche erano importanti, l'addestramento era necessario e perfetto, ma erano il carattere e la forza che si dovevano stampare nell'anima degli atleti della Fiamma Yamato.
Quando un paio di anni dopo arrivarono altri campioni giapponesi ed europei, il tatami della Fiamma Yamato era molto più duro da calcare.

Abbiamo incontrato Kikugawa sabato 1 marzo 2008 in una bella serata di ricordi e di celebrazioni. Il suo fisico a 72 anni è ancora asciutto e scattante, i ricordi del tempo trascorso in Italia sono limpidi e pieni di nostalgia, perfetta la reminiscenza di tutti i suoi allievi. Ha portato con sé una busta di vecchie foto ingiallite attraverso le quali abbiamo riconosciuto la nostra giovinezza, i nostri sogni di valore sportivo, ma soprattutto i momenti costitutivi della nostra fraternità.
Nel ricevere da Tullio Carmeni il diploma di Maestro Benemerito concesso dalla federazione, il grande Kikugawa si è lasciato scappare qualche lacrima di commozione.
Abbiamo letto in essa la non rassegnata impotenza contro il trascorrere del tempo e la dichiarazione palese del suo grande attaccamento alla Fiamma Yamato e ai suoi atleti.
Grazie Maestro, l'insegnamento che ci hai dato ha formato la nostra dimensione di uomini e per te ci sentiamo ancora allievi (anche Tinacci, dall'alto dei suoi stupendi 81 anni).
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