L' Eredità della F. Yamato - Carmeni Tullio

 
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n. 0 - 08/02/2010 - autore T. Carmeni
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CARMENI TULLIO: IL DOPO FIAMMA YAMATO

Nel 1966 mi trasferii a Latina con la famiglia per motivi di lavoro e non fui più in condizione di potermi allenare con i miei amici della Fiamma Yamato di Via Tasso n. 39. A quel tempo, infatti, non era ancora stato effettuato il trasferimento della palestra a Via Pinerolo. In realtà, per quel che ricordo, non c'era proprio alcun progetto di trasferimento. Tanto è vero che il nostro Presidente aveva provveduto ad allargare la palestra di Via Tasso affittando il locale adiacente. A questo punto avevamo molto più spazio da utilizzare per più turni contemporanei.

Nella nuova residenza di Latina cercai una palestra di Judo per potermi allenare dopo il lavoro. In poco tempo venni a sapere che esisteva una palestra con tatami presso una chiesa locale. Purtroppo non veniva effettuata alcuna attività judoistica per mancanza di un insegnante. Non mi feci sfuggire l'occasione e mi resi disponibile per una collaborazione tecnica, anche se in quel periodo non avevo ancora la qualifica di insegnante essendo ancora un agonista. Così per tre mesi (il tempo in cui restai a Latina) mi divertii con alcuni praticanti del luogo, senza però fare un'attività agonistica vera e propria.

Nel 1966 Rientrato a Roma da Latina dopo una sfortunata esperienza lavorativa, l'Avv. Augusto Ceracchini, allora Presidente del Comitato Regionale Laziale di Judo e proprietario del Judo Club Budokwai di Viale Manzoni, mi fece la proposta di allenare la sezione agonistica del Budokwai. Aver ricevuto tale invito da una personalità sportiva di valore di quel tempo mi inorgoglì molto, anche perché avevo avuto come avversari gli atleti del Budokwai in diverse gare e li ho trovati sempre molto tenaci e battaglieri. L'ambiente del Budokwai era molto semplice: il tatami grande e permanentemente gelato (il riscaldamento lo si doveva creare con una ginnastica prolungata e sofferente), i ragazzi presenti agli allenamenti erano pochi ma molto volenterosi. Partecipai all'attività regionale e nazionale con gli atleti di Viale Manzoni con scarsi risultati anche se le potenzialità di alcuni atleti fossero notevoli (vedi Massa Fabrizio, Marfoglia Alberto, Di Nardo Pasquale, Napoleoni Mario, Faggioni Rolando). Purtroppo l'attività agonistica della Società Budokwai per problemi economici fu molto ridotta tanto che fui costretto a ridimensionare le mie speranze future in quel ambiente.

Fui successivamente avvicinato dal Presidente del Judo Joseki di Via Carlo Denina che mi offrì la conduzione tecnica della sezione Judo. Per la prima volta ebbi la piacevole sorpresa di vedere le mie fatiche ripagate con dei sostanziosi emolumenti sotto forma di rimborso spese. Nello stesso periodo aderirono all'invito sia mio fratello Bruno che l'amico Monti Alfredo. Avemmo così l'opportunità di formare una squadra valida per partecipare al primo Campionato Nazionale a squadre della Serie C. In un anno fummo capaci di ottenere il secondo posto della Serie C e l'ammissione alla Serie B. Il secondo anno, in modo analogo, ottenemmo il secondo posto nella serie B e l'ammissione alla serie A!!! Il terzo anno, in serie A, partecipammo alla finale di Roma con un ottimo risultato (5ti classificati!). Dal 1967 al 1970 rimasi legato al Judo Joseki con le funzioni di atleta-tecnico ottenendo stupendi risultati personali con 11 podi in Campionati Italiani e con i miei atleti in gara ottenni ottime classifiche a livello nazionale. Tra questi vorrei citare mio fratello Bruno con 8 presenze in Maglia Azzurra e 5 podi in Campionati Nazionali; Monti Alfredo, quattro volte Campione d'Italia; Brizi Alfredo e Achille Bertoli Campioni d'Italia delle Speranze. Nel 1968 ci classificammo al primo posto delle società nazionali per il settore maschile.

Dal Judo Joseki di Roma nel 1971 passai al Dojo Zen Club di Roma a collaborare nella conduzione tecnica con Monti Alfredo. L'ambiente era favorevole per preparare atleti di ottimo livello, ma i risultati non raggiunsero mai quelli del Joseki. Soltanto il settore femminile ebbe ottimi risultati (D'Agostini Laura, Bertolami e Pugliese Giuseppina). Quello maschile, anche se costituito da elementi dotati tecnicamente, non riuscì ad ottenere buoni piazzamenti, se non quello ottenuto nella finale del Trofeo di Propaganda per cinture gialle di Arezzo.

Dal Dojo Zen Club passai nel 1976 al CUS Roma di Piazzale del Verano per collaborare con mio cognato, e mio primo insegnante, Elio PACI. Presi le redini del gruppo agonistico ma, ad esclusione di una splendida gara nazionale, i risultati furono per lo più modesti.

Sempre nel 1976 ebbi una breve esperienza d'insegnamento presso il Kodokan Portuense, palestra eccessivamente lontana dalla mia abitazione. Fu breve perché da una parte l'ambiente non mi permetteva di svolgere la mansione con serietà e profitto, dall'altra il tragitto che dovevo percorrere tre volte alla settimana, comprensivo del percorso casa-lavoro-lavoro-casa era eccessivamente pesante. Ebbi inoltre brevi esperienze d' insegnamento con altre palestre, senza considerevoli risultati agonistici: la Palestra CESEC di Pietralata e la Carlo Oletti di Tiburtino III°.

Nel 1977 fui avvicinato dal mio ex Presidente Giusto Panichelli che mi propose un rientro alla Fiamma Yamato di Via Pinerolo per una collaborazione tecnica. Affiancai così l'amico di vecchia data Cesare Salustri. In quel periodo avevo la qualifica di Arbitro Nazionale e spesso ero impegnato a passare da una città all'altra per espletare nel migliore dei modi questa supplementare attività judoistica. In tal modo ebbi l'occasione di rientrare nell'ambiente ove ero nato judoisticamente. Lo spirito era molto cambiato: ero più esperto, maturo e conscio delle mie esperienze. Con la mansione di Direttore Sportivo ed Allenatore degli Agonisti salii sul tatami con l'onere e l'onore di dirigere gli agonisti della Fiamma Yamato. Questa esperienza durò fino al 1980.

Nel 1980, infatti, Felice Mariani mi invitò a collaborare nella sua palestra. Dopo un paio d'anni di risultati gratificanti chiusi comunque anche questa esperienza.

Nel 1982 il Presidente del Dojo Zen Club di Piazza Sabaudia, Vincenzo Rosi, mi offrì di rientrare nella sua palestra. Al Dojo Zen Club mi trovai ancora a mio agio, malgrado i risultati agonistici fossero scarsi. Mi impegnai soprattutto a creare un ambiente sportivo votato al rispetto ed alla continua pratica per migliorare la tecnica. Rimasi al Dojo Zen Club sino al 1993, anno in cui si sciolse la Società per la rinuncia del Presidente Vincenzo Rosi che cedette l'attività ad un gruppo extra judoistico.

Trovai ospitalità presso la PGS Borgo Don Bosco di Roma ove insegnava Antonio Moro con cui collaborai amichevolmente per diversi anni. Quando Antonio Moro si dimise, nel 2007, presi la conduzione tecnica della palestra. In questo ambiente sportivo dei Salesiani, con la collaborazione di un gruppo di miei ex allievi del Dojo Zen Club, oltre che l'aiuto di un Dirigente molto attivo come Tonino Valenti, ho rimesso in attività una palestra che, partita con una ventina di iscritti, attualmente possiede una cinquantina di soci tra grandi e piccoli, e che partecipa a tutta l'attività agonistica della FIJLKAM e dello CSEN.

Oggi, non possedendo più la vigoria fisica e le capacità agonistiche del passato, faccio soprattutto leva sulla volontà e la perseveranza, doti che ho acquisito, forgiato e temprato alla dura e severa scuola di vita che è stata la gloriosa S.S. Judo Fiamma Yamato di Roma!

DETTAGLI RIPORTATI IN ALTRE SCHEDE
- I Campioni...=> Carmeni Tullio

Il Maestro Benemerito Tullio Carmeni, VII Dan di Judo, Azzurro (12 volte Nazionale).
Alcuni degli scudetti delle Società per le quali Tullio Carmeni ha gareggiato, assunto la direzione tecnica ed insegnato.
A sinistra: A destra:
- 1955-1966 / 1977-1979: S.S. Fiamma Yamato Roma - 1971: Kodokan Roma
- 1966: Budokwai Roma - 1971-1993: Dojo Zen Club Roma
-1967-1971: Judo Joseki Roma - 1993-2010: PGS Borgo Don Bosco Roma

In alto da sinistra: Scudetto delle Paraolimpiadi di Atlanta (1996); Scudetto dell'Associazione Nazionale Azzurri d'Italia.
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