Per fortuna lassù qualcuno ci amava........e un giorno Panichelli, tornando a casa, trovò in salotto un poderoso giapponese addormentato sul divano.
Masami Matsushita, 5to dan, per quasi 100 kg di peso. Aveva viaggiato dal Giappone fino alla Russia e attraverso la transiberiana era arrivato a Roma con 7/8 giorni di treno. Il tutto sulla base di alcune indicazioni avute da Kikugawa durante un allenamento congiunto presso il Kodokan di Tokio.
Potenza dell'imprevisto..... il giorno dopo si presentò in palestra con la sua faccia franca e gentile, parlava solo giapponese e a tutti strinse la mano con cordialità pronunciando il suo primo nome: "Masami".
Restammo tutti senza parole, abituati al temperamento altero di Kikugawa, ma cominciammo subito a capire che era solo una questione di cortesia.
Il Maestro Matsushita era un uomo d'acciaio, fisico compatto, tecnica essenziale, ashi guruma fulminante ed una disarmante abilità nella lotta a terra, facilitata da una forza fisica impressionante.
L'atmosfera della palestra cambiò di colpo, Panichelli lasciò perdere il nuoto ed il judo riprese vigore come d'incanto.
Matsushita aveva grande esperienza di competizioni ad alto livello ed un sistema di allenamento molto programmato.
Meno furore agonistico, allenamento sempre intenso, tecniche ripetute all'infinito sia a terra che in piedi.
Di Palma e Tavolucci ebbero nuovi stimoli e grandi soddisfazioni agonistiche, emersero nuovi talenti come i fratelli Colavito, Rango, Bucciarelli, Mastroddi per finire a Pronesti e al grande Mario Vecchi.
La Fiamma Yamato dunque era ancora in piedi, capace di sfornare nuovi campioni di livello internazionale e di essere un punto forte di riferimento nel judo italiano.