1967 - Trofeo Longines - Incontro Internazionale per Società - Zurigo
Salustri Cesare - 1mo - Kg 63
Di Palma Luciano - 3zo - Kg 70
Tavolucci Ferdinando - 3zo - Kg 80
Favorini Mauro - 3zo - Kg 80
La partenza per Zurigo è una specie di odissea perché il treno è stracolmo e in più dobbiamo cambiare carrozza a Milano, con un'attesa di circa due ore. Panichelli nel suo furore organizzativo ha dimenticato l'orario e la linea di coincidenza, cosicché dobbiamo chiedere a qualche ferroviere milanese, non proprio benevolo verso il nostro accento romano, tutte le indicazioni necessarie per raggiungere Zurigo. Sembriamo i nipoti di Totò e Peppino...."dove dobbiamo andare per dove dobbiamo andare?...".
D'altra parte già al bar, a fronte di una richiesta di Salustri che vorrebbe bere un "peroncino", precisando per il foruncoluto cameriere che trattasi di birra Peroni piccola, ci sentiamo rispondere che a Milano si beve solo la birra Itala, perché loro sì che sono Italiani. Naturalmente le nostre risposte sono molto variegate, ma Di Palma che è più esplicito invita il cameriere ad andare in visita a quel famoso paese, dove in genere si affollano gli individui più stupidi.
Finalmente, come Dio vuole, ci mettiamo sulla giusta coincidenza ed arriviamo a Zurigo in una serena giornata di sabato....la città è molto bella ed organizzata, come è ovvia tradizione degli Svizzeri. Prendiamo un tram a due carrozze, dove nella prima viaggiano solo gli abbonati e nella seconda il fattorino ti dà un biglietto con la pianta dell'itinerario timbrata sulla fermata dove hai dichiarato di voler scendere.... ad ogni fermata poi, con un microfono, sempre il fattorino scandisce il nome della strada per eventuali passeggeri incerti. Roba da farci sentire come provenienti dall'Africa centrale....pensiamo ai nostri tram dove per salire e ritagliarsi uno spazio ci vorrebbe la baionetta e il fucile d'assalto.
Qui invece vediamo qualcuno che il fucile o il mitra lo porta davvero come se fosse un qualsiasi accessorio.... ci spiegano che è per via del servizio di addestramento militare annuale, dura una quindicina di giorni e i richiamati si portano l'arma da casa...(esattamente come a Corleone direbbe il padrino).
In albergo siamo accolti da un gruppo di nostri connazionali, appassionati di judo e naturalmente tifosi dei colori italiani. Ci trattano con affetto e tenerezza perché noi oggi rappresentiamo l'Italia e loro bene o male sono emigranti, lavoratori all'estero lontani da casa. Queste considerazioni ci caricano di responsabilità.
Andiamo a visitare la sede di gara e restiamo interdetti per il fatto che è una sala da teatro, con tanto di palcoscenico e con sotto una platea non di sedie in fila ma di tavoli apparecchiati, dove ci dicono che gli spettatori pranzeranno ed intanto vedranno gli incontri. Ci consoliamo pensando ad una sorta di riedizione dei fasti gladiatori, ma certo per quelli di noi che devono rientrare nelle categorie di peso, con il controllo spostato alle 12, è una bella sofferenza. Avendo già quasi saltato la cena, significa non fare colazione e rinviare un pasto decente a dopo la gara.
E la gara non è certo facile... ci sono atleti molto titolati come Haenny e Hoffman, medaglie d'argento alle olimpiadi del 1964 nelle categorie dei medioleggeri e dei medi. Ma ci sono anche altri espertissimi judoka di tutta Europa.
La gara è organizzata per gruppi di quattro atleti che si incontreranno tra loro e chi risulterà primo accederà ai quarti. Per ottima scelta della giuria gli atleti della Fiamma Yamato vengono inseriti in gruppi differenti, così nella prima fase di gara non si scontreranno tra loro.
Puntualmente, come solo gli Svizzeri sanno fare, si comincia all'una e trenta in concomitanza con il dessert (loro amano mangiare un po' prima di noi). Sono incontri belli e agonisticamente intensi. Hoffman batte Favorini con un giudizio molto discutibile, ma soprattutto lui, medaglia d'argento alle Olimpiadi, dotato di un uci-mata formidabile, quando ripetutamente rimbalza sull'addome di Favorini non riesce a nascondere il suo stupore....pensava di fare una passeggiata e si ritrova davanti un avversario irriducibile. Parimenti, nei quarti, vince Haenny con un arbitraggio molto partigiano nei confronti di Di Palma....ma che volete, per battere a giudizio l'idolo di casa ci vorrebbe una crisi profonda di identità da parte degli arbitri e non sembra la giornata giusta.
Giovannini, debilitato per la dieta necessaria a rientrare nei 70 kg, perde a giudizio con un buon atleta inglese, Tavolucci arriva agevolmente nei quarti. Ma chi veramente è in giornata di grazia è Salustri, che batte un avversario dopo l'altro. In finale se la deve vedere con il forte atleta tedesco occidentale Thielen, ma non c'è trippa per gatti e il Barone vince in bello stile, ricevendo l'applauso dell'ormai sazia platea e un orologio Longines di elegante fattura.
E' stata una bella gara... un primo posto e ottimi piazzamenti, Panichelli è più che contento. La sera, prima della partenza, siamo a cena in un ristorante caratteristico, dove, secondo gli usi locali, prima ti portano il conto e poi il cibo. Questi Svizzeri le pensano tutte. Ma con noi il sistema fa acqua, perché, il conto lo debbono portare tre o quattro volte di seguito. Come dice Tavolucci, "faccio una dieta di un mese e riprendo sette kg in una sera".