1955 - Via Corvisieri 20: Inizio della Storia

 
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  1. Storia della Società
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n. 0 - 12/05/2007 - autore T. Carmeni
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Desidero portare a conoscenza tanti episodi avvenuti durante la lunga e strepitosa vita agonistica della S.S. Fiamma Yamato "Bruno Bertocco". Tutta l'attività della Fiamma Yamato si potrebbe suddividere in tre periodi:
  • nascita della Società Sportiva a Via Corvisieri n. 20, avvenuta il 21 Aprile 1955;
  • trasferimento della Società Sportiva a Via Tasso n. 39, ai primi mesi del 1957, con il relativo abbandono della denominazione "Bruno Bertocco";
  • successivo e definitivo trasferimento a Via Pinerolo n. 19 nell'anno 1968 sino alla chiusura dell'attività sociale avvenuta con il decesso del suo Presidente Giusto Panichelli nell' anno 1986.
E' pur vero che al decesso del Presidente Giusto Panichelli la gestione della Fiamma Yamato passò al socio del Kung-Fu Sardella, ma fu una gestione provvisoria e senza alcuna attività agonistica e, dopo appena due anni, si arrivò al totale fallimento della gloriosa Fiamma Yamato.

A Via Corvisieri n. 20 (Quartiere Nomentano Italia) dietro all'ex cinema XXI Aprile, ora Supermercato della SMA, si trovava una sezione politica del M.S.I. diretta dal segretario Giusto Panichelli, il quale, durante una riunione con alcuni suoi collaboratori decise di aprire una sezione sportiva indipendente con sede negli stessi locali della sezione politica.

Dopo ampia discussione si optò di aprire una attività di lotta greco-romana ed una di Judo, non so esattamente perché lotta e Judo, mi ricordo che tra i collaboratori di Panichelli c'era un attivista (Francesco Paolo D'Auria) che affermava di aver fatto Judo e di essere in possesso della cintura arancione (!) e che era a disposizione per qualsiasi collaborazione tecnica. Non so in quale maniera, si riuscì a contattare un allenatore di lotta greco-romana per prestare la sua opera di tecnico.

A questo punto bisognava attrezzare il locale della sezione per la nuova attività. Purtroppo la parte economica era un problema insormontabile: acquistare una materassina, creare uno spogliatoio e far funzionare delle docce erano delle spese che nessuno in quell'ambiente era disponibile ad anticipare ed il partito non avrebbe mai sovvenzionato attività extra politiche.

Si decise di mettere su, alla buona, uno spogliatoio in una rientranza di una parete. La porta era costituita da una tenda, dove avrebbero potuto spogliarsi nello stesso piccolo ambiente uomini e donne (a turno). Come arredo c'era una sedia ed un appendi abiti. Per quanto riguarda le docce, non avendo l'alimentazione dell'acqua negli stessi locali, si riuscì a convincere la portiera dello stabile, con adeguata mancia, a collegare un tubo di gomma volante dal rubinetto del lavandino di casa a quello della nostra unica doccia. Questa operazione di collegamento veniva fatta ogniqualvolta si faceva allenamento e, talvolta, questo collegamento non poteva essere effettuato per assenza della portiera. Ciò creava grande dispiacere ai praticanti che, tutti sudati, dovevano rientrare nelle proprie case senza la salutare e consueta doccia fredda sia d'estate che d'inverno.

Per quanto riguarda invece la materassina, il costo di un adeguato tappeto di pratica era fuori dalle nostre possibilità. In alternativa, avevamo optato per un tappeto fatto da una serie di sacchi di juta riempiti di segatura provenienti da una vicina falegnameria. Durante la pratica iniziale sorsero però diversi problemi. Non essendo infatti i sacchi di juta adeguatamente compattati, dopo alcuni minuti di corsa, la segatura si spostava da un punto all'altro dei vari sacchi, creando dei vuoti che molto spesso determinavano il pericolo di un contatto diretto con il pavimento a quanti cadevano proprio in quei punti vuoti. Si pensò quindi di acquistare un tappeto che potesse coprire i sacchi di juta. Anche questa miglioria non impedì che i vuoti continuassero a crearsi con seri pericoli per i praticanti. Tutto ciò non impedì comunque la pratica del Judo per tre volte a settimana. Alla fine di ogni allenamento ogni praticante usciva dalla materassina grondante di sudore.

Alcuni atleti di allora praticavano sia il Judo che la lotta greco-romana. Questo fatto creò un serio problema di coesistenza tra i due insegnanti tanto che, dopo breve tempo, il tecnico della lotta decise di porre termine alla collaborazione e la sezione della lotta morì poco dopo.

Giusto Panichelli prese le redini della Società Sportiva in qualità di Presidente, carica che mantenne per tutta la sua esistenza. I primi collaboratori componenti del Consiglio Direttivo Sociale erano:
  • Vice-Presidente: Mario Guattari, il quale voleva gestire la Società Sportiva come una azienda che doveva avere introiti (pagamenti dei soci) e poche spese, tanto da avere un bilancio attivo. Programma economico che non è stato mai ottenuto per le continue spese di trasferte, gare ed emolumenti per l'allenatore.
  • Segretario: Tullio Carmeni (15 anni a quel tempo) in qualità anche di primo iscritto come atleta della Fiamma Yamato.
  • Consulente Tecnico: Francesco Paolo d'Auria.
  • Consiglieri: Giulio Maceratini, Aldo Basile.
I primi praticanti della palestra furono: Tullio Carmeni, Bruno Carmeni, Ugo Baldoni, Giovanni Franco, Attilio Cubeddu, i fratelli Tomassetti, i fratelli Nardi, Avallone.
Successivamente arrivarono Enrico Guadagni (già praticante altrove con la cintura verde), Rodolfo Luzzi (già praticante come cintura marrone) ed Alfredo Monti (appassionato di ciclismo, sport che abbandonò per il Judo).

La divisa dei praticanti doveva essere un judogi bianco. Purtroppo, sempre per questioni economiche, gli atleti si facevano preparare dalle proprie mamme una divisa che non aveva nulla a che vedere con un judogi ma che provvisoriamente poteva adattarsi all'uopo. La giacca era spesso composta da una semplice giacca mimetica o tipo pigiama rinforzato, mentre i pantaloni venivano sostituiti da un paio di pantaloncini corti o tuta sportiva.

I primi allenamenti di Judo furono diretti dal socio Francesco Paolo D'Auria il quale, con la sua limitatissima conoscenza tecnica, ci trasmise qualcosa che aveva poco a che fare con lo Judo. Al termine di ogni lezione i pochi presenti uscivano dalla materassina con varie escoriazioni su tutto il corpo: in modo particolare sulle ginocchia. A qualcuno venne il sospetto che quelle continue escoriazioni non rientrassero nel programma judoistico e ci si accordò per trovare al più presto un tecnico adeguato.

Gli allenamenti a Via Corvisieri erano intensi e gratificanti. In quella sede prestarono la loro opera diversi insegnanti di Judo: Vittorio Porceddu, che in quel periodo collaborò per pochi mesi ma fu molto utile perché dette ai presenti un'idea più precisa di quello che era veramente lo Judo, seguirono Elio Paci (a quell'epoca cintura marrone del DLF) e, infine, seguì il Maestro Vinicio Volpi, componente di una famiglia di campioni di questa specialità sportiva.

La Fiamma Yamato Bruno Bertocco con Vinicio Volpi partecipò all'attività agonistica ufficiale dell'allora FIAP (Federazione Italiana Atletica Pesante) tanto a livello regionale che nazionale. Nel 1956 prese parte al Campionato Regionale a squadre presso la palestra dell'Audace (Beniamino Gigli) ed al Trofeo di propaganda per cinture gialle, facendo persino una esibizione pubblica a Riano Flaminio. In quel periodo vennero a farci visita diversi ed eccellenti campioni, tra questi Tommaso Betti-Berutto, Mario Montuori, Adriano Saja, Arrigo Del Bello, Alvaro Cecchini, Elio Volpi, fornendo a tutti i presenti consigli e suggerimenti.

I nostri più agguerriti avversari di quel tempo erano gli atleti del DLF, dell'Audace, dell'Edera, del Budokwai e del Kodokan (allora una fortissima società). La palestra Borgo Prati di Via Boezio era la sede di gara a livello regionale e nazionale di tutte le competizioni di Judo, eccetto qualche sporadica competizione presso la palestra Audace di Via Frangipane, più precisamente la "Beniamino Gigli".

Nella foto gli ingressi di Via Corvisieri al n. 20-22, come si presentano nel 2009, con due degli atleti più significativi della Fiamma Yamato: i Maestri Benemeriti, cinture nere 7mo dan, Tullio Carmeni e Cesare Salustri.
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